Nisida

Nisida

martedì 30 novembre 2010

OLE'

E' da ieri sera, da quando abbiamo appreso la notizia, poi ripresa da Fazio in trasmissione, della morte di Mario Monicelli, che continua a venirmi davanti agli occhi la scena del film Il ciclone, in cui Levante chiama Gino, il nonno e gli dice: vado in Spagna. E lui risponde. Olè.
Una bella scena, un campo di girasoli e sullo sfondo un casale della campagna toscana.
Gino non compare mai nel film, si sente solo la sua voce che proviene dal casale dove vive in solitudine, senza rotture di balle tra i piedi.

E' un dolore pensare che un uomo di 95 anni debba decidere di mettere fine ai propri giorni in modo così barbaro, senza la possibilità di essere misericordiosamente assistito e accompagnato. Dignitosamente.
Ma è un dolore ancora più grande oltre che l'indignazione sentir dire al TG che è rimasto due ore lì per terra, a pochi passi dal pronto soccorso, sotto la pioggia. Perchè persone disumane dovevano compiere il loro lavoro con la dovuta calma.

E lui che sperava che noi facessimo la rivoluzione!

Stasera gli studenti hanno occupato la stazione Termini al grido di:
Branca Branca Branca Leò Leò Leò.


lunedì 29 novembre 2010

SEGNALI.... SUI TETTI


THE SHIT HIT THE FAN

US embassy cables: browse the database

Wikileaks ha vinto

È la cosa che si dice del terrorismo, no? Che il suo obiettivo – lo dice il nome – non sia la realizzazione di attentati, il numero di morti, il successo delle iniziative puntuali, ma la diffusione della paura, il radicamento della consapevolezza della propria esistenza. I terroristi vogliono far sapere che ci sono e che nessuno può sentirsi tranquillo perché possono colpire.
Il paragone si esaurisce ovviamente in questo aspetto – ci mancherebbe – ma per Wikileaks è uguale: non è pubblicare con successo scoop pazzeschi il suo fine, quello è il mezzo. Il fine è fare in modo che i governi, le istituzioni, i poteri, sappiano che non possono essere certi della segretezza delle loro scelte. Che capiscano che il tempo della riservatezza serena e garantita è finito: che niente di deprecabile o illecito potrà più essere fatto senza timore di essere scoperti.
E in questo Wikileaks ha vinto già, con un’escalation micidiale di risultati e copertura mediatica. Ancora a primavera scorsa nessuno – praticamente nessuno – sapeva neanche cosa fosse, né l’aveva mai sentita nominare. Avevano assestato dei colpi notevoli di rilievo nazionale negli Stati Uniti e in qualche altro paese, ma senza ancora una reale capacità di promuovere la strategia complessiva. Gli scoop avevano prevalso sugli scoopers.
Adesso è il contrario: in sei mesi Wikileaks è diventato un brand, un’idea che fa paura e suscita attese ed eccitazioni. Per molti giornali la sua fama supera la comprensione delle sue attività: lo scooper prevale sullo scoop. Se in questo prossimo rilascio non ci fosse niente di realmente sconvolgente – qualcuno lo ha detto già dei precedenti – i titoloni sarebbero comunque garantiti: “lo ha detto Wikileaks” diverrà una sorta di moderno “lo ha detto il telegiornale”.
E per essere più concreti, già all’annuncio del precedente rilascio e ancora di più per questo, le autorità americane sembrano molto nervose e stanno diffondendo allarmi in tutto il mondo (per l’eccitazione dei media e dei ministri italiani e del Burkina Faso): hanno paura. Che questo sia bene o no – le faccende sono sempre complicate – è in discussione: ma Wikileaks ha vinto.
(wittgenstein.it)

Anche se quello che sta venendo fuori, per ora almeno, sembra alquanto insignificante ancorché deludente. Nulla che non abbiamo già da tempo potuto leggere su Dagospia.
L'unica novità è quella di Frattini che voleva abolire le coltivazioni di papaveri da oppio in Afghanistan convertendo i contadini in produttori di olio di oliva.
Neanche Dagospia sarebbe mai arrivato a tanto.

sabato 27 novembre 2010

LAW BOAT

   

A Genova per il 30esimo congresso nazionale forense, ospitato sulla nave ribattezzata Law Boat, il Guardasigilli lascia la sala furioso al termine del suo intervento, inseguito dai fischi dei “colleghi” avvocati. 
Prima di Alfano, l'unico ministro della Giustizia contestato in questi modi dall'avvocatura era stato il leghista Castelli.


Povero Angelino Supertrim, lui proprio non se l'aspettava.

PIAZZA BELLA PIAZZA


Il passato e il presente



noi speriamo in un futuro (prossimo venturo).



Bisognava che ci fosse una donna in CGIL per vedere un segretario con le palle.
Auguri, Susanna! A te ed a noi.


(Foto CGIL Nazionale)

venerdì 26 novembre 2010

L'AMARISSIMO CHE FA BENISSIMO


Ieri diceva: «Un popolo civile, quale noi siamo, dovrebbe menare questi studenti».
Oggi Emilio Fede dice che un paese civile dovrebbe chiudere Facebook. 

”Una societa’ civile dovrebbe chiudere facebook, che e’ una realtà delinquenziale all’origine di episodi drammatici”. Lo ha detto all’ANSA il direttore del Tg4 Emilio Fede commentando i commenti ingiuriosi comparsi sul social network dopo la notizia dell’aggressione subita l’altra sera in un ristorante di Milano.
”In due anni ho depositato 38 denunce per minacce e da tempo viaggio sotto scorta – aggiunge Fede – non mi interessano le minacce, tantomeno quelle fatte da imbecilli su facebook, che non vedo e non seguo”.
Tornando all’aggressione subita l’altro ieri sera alla Risacca 6, Fede l’ha paragonata a quella di cui e’ rimasto vittima Luca Massari, il tassista morto dopo essere stato selvaggiamente picchiato per aver investito un cane: ”Chi ha aggredito il tassista non voleva ucciderlo ma menarlo, lui mi ha preso a pugni in faccia, qual e’ la differenza tra i due casi?”

Che Massari è morto, PIRLA!  
E tu invece continui a vomitare cazzate da una specie di TG abusivo, occupando una frequenza non dovuta che ci costringe a pagare multe stratosferiche, queste sì a spese dei cittadini italiani.

VIENI VIA CON ME?

Ci risiamo, il CdA della Rai decide a maggioranza che i movimenti per la vita hanno diritto di replica nella trasmissione di Fazio e Saviano. D'accordo stavolta anche Garimberti.
Essi rifiutano ritenendo inaccettabile la richiesta del CdA.
"Sbaglia chi contrappone una storia a un'altra, una esperienza a un'altra. O equipara una esperienza a una tesi politica e costruisce uno scontro ideologico fra dolori": afferma il direttore di Raitre Paolo Ruffini. "Vieni via con me non è un programma a favore della morte. Anche se ha sfidato in tv il tabu della morte. Vieni via con me racconta esperienze di vita. E' stato capace di portare in prima serata temi difficili ed angosciosi. Ha dato voce a persone che di rado l'hanno in televisione, non per costruire attraverso di loro contrapposizioni ideologiche nè per usarle come armi da brandire in mano ai diversi schieramenti".


La vignetta si riferisce al sit-in dell'UDC a viale Mazzini contro l'eutanasia. 

giovedì 25 novembre 2010

I RIFIUTI? NAPOLI SI ARRANGI

Così titolava il Riformista il 20 novembre, pubblicando un articolo di Giampaolo Pansa.
Un silenzio assordante è stata l'unica risposta al delirante pezzo. Unica voce levatasi quella di Nino D'Angelo.
Il Fatto Quotidiano, ieri 24 novembre, pubblica la sua lettera:

Non sono mai stato una persona normale .
Ed ho due categorie di amici : i grandi intellettuali ed i grandi ignoranti. Uno di quelli intellettuali mi ha fatto notare uno scritto di G. Pansa, su un giornale : " I rifiuti? Napoli si arrangi". Sono sobbalzato, mi sono sentito senza patria. Un emigrante in Italia. Fa comodo generalizzare creare la figura immaginifica del "napoletano unico" per scaricare tutti i problemi sui più deboli, sul popolino. Quando si tratta delle cose belle di Napoli sono di tutti, monnezza e camorra sono sempre solo nostre. Vorrei ricordare – con l'umiltà dovuta da uno come me- di fronte a un grande intellettuale a Giampaolo Pansa e a tutti quelli che la pensano così, che la pizza oggi si mangia più a Milano che a Napoli. Che non esiste più il menestrello con il mandolino, che il loro immaginario, la loro semplificazione di comodo, non serve neppure quella a risolvere il problema della spazzatura. Mi sembra piuttosto persegua un disegno preciso: dividere l'Italia. Vorrei in proposito ricordare che il ministro dell'Interno, il leghista Roberto Maroni, si è appropriato anche del palco di Roberto Saviano e Fabio Fazio, per ripetere a un pubblico più vasto, quello che già ci raccontava da giorni e giorni a reti quasi unificate: un comizio, per prendersi i meriti di aver migliorato l'Italia. Ma dove? Qui la spazzatura è per strada, vorrei dire al signor ministro, la camorra prospera insieme ai sacchetti di rifiuti, mentre la disoccupazione cresce e la gente è disperata. Qui siamo rovinati, signor ministro. È la prima cosa che mi viene in mente quando esco di casa al mattino, mi trovo davanti al panorama della spazzatura: siamo rovinati.
Ma che significa? Avrà delle responsabilità la politica? Avrà delle responsabilità un governo che si vantava di aver brillantemente risolto tutto con la bacchetta magica di Guido Bertolaso, che ora si prenderà la meritata pensione. Che dobbiamo fare noi napoletani? Prenderci questa colpa? Possiamo anche farlo, ma la politica non si può auto-assolvere. Devono smetterla di raccontar frottole: l'inceneritore di Acerra doveva esser una meraviglia, ma pare non funzioni così bene; Berlusconi lo scorso 29 ottobre aveva promesso che la situazione per le strade di Napoli sarebbe ritornata alla normalità in tre giorni. Sono passati tre giorni, altri tre, poi tre ancora. E la normalità? La normalità è diventata questa: avere tutti i giorni a tutte le ore i rifiuti per le strade.
Forse ora non c'è più tempo per pensare, forse ora bisognerebbe curare la malattia, non chiedersi ancora di chi sia la colpa, per poi assegnarla come premio speciale a chi non si può difendere dalle colonne di un giornale o da un palco televisivo. A proposito di tv, ho letto che il mio amico Pino Daniele ha detto che se Saviano fosse davvero pericoloso lo avrebbero già ucciso. Mi auguro, come sono sicuro anche Pino, che Saviano non lo uccidano mai. Con Gomorra si sarà anche arricchito, ma non credo sia una colpa: ha avuto il coraggio di dire cose che altri non dicevano, ma che qui a Napoli, sia chiaro, sapevamo tutti, nulla di nuovo.
Anzi, mi stupisco della meraviglia, anche qui, della politica, che avrebbe dovuto conoscere Gomorra ben prima dell'uscita del libro.
CHIUDO la parentesi e ritorno ai rifiuti, il concetto che ho d'Italia intesa come comunità mi fa respingere al mittente, ma con grande umiltà ripeto, l'idea di Pansa: napoletani vedetevela voi, pensateci da soli, arrangiatevi. No, aiutateci invece. Noi faremo il nostro. Ogni napoletano, ogni italiano dovrebbe stare vicino a questa città. Gli intellettuali, troppo a lungo in silenzio, dovrebbero ricominciare a parlare.
Le persone che godono di notorietà, come me, dovrebbero prendere un impegno, che può essere questo: esser protagonisti di una campagna (senza intascare un euro) per spiegare come si fa la raccolta differenziata, poi toccherà alla politica, alle istituzioni lanciare un grande piano di raccolta differenziata in tutta la Campania.
 
MA CHE ASPETTATE A BATTERCI LE MANI

a metter le bandiere sul balcone?
Sono arrivati i re dei ciarlatani,
i veri guitti sopra il carrozzone....
Napoleone primo andava matto per 'sto dramma,
ed ogni sera con la sua mamma
ci veniva ad ascoltar....


martedì 23 novembre 2010

30 ANNI DA QUEL GIORNO

Questa è la voce del terremoto dell'Irpinia del 23 novembre 1980. Per non dimenticare.