Nisida

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domenica 26 aprile 2015

La musica dimenticata

Finalmente dopo circa 22 anni mi sono decisa a fare spazio nelle librerie perché ho visto dal rigattiere vicino casa centinaia di volumi buttati su un tavolo in vendita a 3€ cadauno ed è stata dura non avvicinarmi a pescare qualche titolo di mio interesse.
E così, tornata a casa, è iniziato il repulisti.
Ho riempito due scatoloni e non sono riuscita a darli a nessuno. Persino alle parrocchie non interessavano i miei libri e così li ho piazzati, ben imballati, vicino al contenitore della carta.
E pur avendone gettato via una discreta quantità, le librerie non sembra che se ne siano accorte, continuano ad essere stracolme.
Per ora mi fermo, anche perché devo trovare un criterio di sistemazione che per ora mi sfugge.
E tirando giù tutta quella mercanzia, sono saltati fuori un mucchio di CD che avevamo ricopiato dai vecchi LP, assieme ad un collega dei tempi che furono.
Ho ripescato nel cascione un vecchio lettore di CD (i DVD erano ancora da venire) e ne ho riascoltati alcuni.
Che cosa buffa! Si sentiva il rumore della puntina nelle pause e qualche fruscio tipo friggitoria che accompagnava i miei ascolti dell'epoca e che ormai avevo dimenticato.
Mi riprometto di riattivare il lettore e riascoltare i vecchi CD. Sono stufa di MP3 e Playlist. E basta con le cuffie! Voglio tornare a sentire la mia musica con la pancia.
A volte come per caso ci accorgiamo di quanto sia cambiata la nostra vita, le nostre abitudini. E non sempre in meglio.


venerdì 24 aprile 2015

Duetto buffo di due gatti ... mieowww

E' attribuito a Gioacchino Rossini ma sembra che invece lo abbia scritto un compositore inglese, Robert Lucas de Pearsall.
E tutti pensavamo che Rossini fosse rimasto sveglio la notte a causa dei gatti miagolanti.
Molto divertente è l'interpretazione che ne hanno fatto cantanti lirici famosi, una sorta di divertissment, come quello di Monserrat Caballè con Montserrat Martì


o come questi due simpatici inglesi



e per finire, un cartone di Emanuele Luzzati, col gattone Pulcinella.


lunedì 6 aprile 2015

'E fujenti nel 2015

Sotto casa quest'anno sono venuti ben due gruppi di fujenti, i devoti della Madonna dell'Arco.
Il primo ci ha svegliati alle otto, con botti sparati e grancasse, il secondo è venuto più tardi tra una pioggia e l'altra.
Entrambi i gruppi trascinavano baldacchini con madonna e altri ammennicoli, uno di questi montato su un carrello a ruote che toglievano di volta in volta per eseguire un balletto.
Fin qui nulla di nuovo. La novità è rappresentata dalle coreografie; c'era anche una specie di scenografo che dirigeva la recita. E La canzone del Piave, con tanto di bandiera patria.
Sono rimasta molto impressionata dalle donne che, formando una croce, si sono stese a faccia a terra, sulla strada bagnata. Nel secondo gruppo c'erano le bambine, anch'esse prima in ginocchio e poi a faccia a terra.
Fino all'anno scorso i fujenti di casa nostra avevano le scarpe, quest'anno invece alcuni scalzi e tutti gli altri in calzini.
Non so come interpretare quella che a mio parere rappresenta una involuzione.
Che quando i tempi sono grami ci si rivolge all'Altissimo in forme sempre più stentoree?



(Foto Rosa De Martino)

Ci stanno lessando come la rana?



IL PRINCIPIO DELLA RANA BOLLITA
(di Noam Chomsky)

Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana.

Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare.

La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa.

L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita.

Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.

Questa esperienza mostra che – quando un cambiamento si effettua in maniera sufficientemente lenta – sfugge alla coscienza e non suscita – per la maggior parte del tempo – nessuna reazione, nessuna opposizione, nessuna rivolta.

Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da alcuni decenni, ci accorgiamo che stiamo subendo una lenta deriva alla quale ci abituiamo. Un sacco di cose, che ci avrebbero fatto orrore 20, 30 o 40 anni fa, a poco a poco sono diventate banali, edulcorate e – oggi – ci disturbano solo leggermente o lasciano decisamente indifferenti la gran parte delle persone. In nome del progresso e della scienza, i peggiori attentati alle libertà individuali, alla dignità della persona, all’integrità della natura, alla bellezza ed alla felicità di vivere, si effettuano lentamente ed inesorabilmente con la complicità costante delle vittime, ignoranti o sprovvedute.

I foschi presagi annunciati per il futuro, anziché suscitare delle reazioni e delle misure preventive, non fanno altro che preparare psicologicamente il popolo ad accettare le condizioni di vita decadenti, perfino drammatiche.

Il permanente ingozzamento di informazioni da parte dei media satura i cervelli che non riescono più a discernere, a pensare con la loro testa.

Allora se non siete come la rana, già mezzo bolliti, date il colpo di zampa salutare, prima che sia troppo tardi!