
E la cena si svolge con un occhio al computer dove volano le renne.
Con i bimbi le scene si ripetono sempre. L'emozione dell'attesa dei doni per vedere se il Babbo ha centrato la letterina giusta, il fratello più grande che ormai ha sgamato tutta la faccenda che si atteggia a scettico blu ma deve tacere per non far capire alla sorellina. E poi la letterina sotto al piatto del papà, con i soliti buoni propositi che verranno regolarmente disattesi da subito. E nessuna voglia di andare a dormire, tanta è l'adrenalina ancora in circolo.

Per addobbarlo era necessaria la scala e mettere le luci era una vera impresa.
Anche il presepe, sempre lo stesso, scendeva dal soppalco. E' un presepe triangolare, chiuso tra due alti monti e somiglia a quei paesini delle dolomiti lucane.
Ora sta a Roma, a casa del figlio, un presepe transgenerazionale.
Ci ho pensato anche io. In fondo il Natale ha senso solo se ci sono i bambini.
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