Nisida

Nisida

giovedì 28 maggio 2009

QUANDO MUORE UN ROM

Suonava. Le sue dita che scivolavano agili sulla piccola tastierina di plastica si sono fatte incerte all'improvviso. Gli ultimi spari, le ultime raffiche di mitraglietta forse le aveva udite da ragazzino, ma quella era la guerra del Kosovo. Avrà pensato: petardi. Il dolore lo ha avvertito subito dopo. Quando ha visto il sangue si è reso conto di essere stato colpito. Suonava la fisarmonica per vivere. Un merito in più, in un mondo che non ha più orecchio per le note. E se poi sei rom, finisce pure che ti nobilita.
Monnezza. Gente di monnezza va girando sugli Enduro, le pistole in mano a fare i guappi tra la folla.
Mariano contro Ricci, Ricci con Sarno, chi sta con chi e tutti contro tutti. Monnezza. Quando muore un rom non si sprecano lacrime. Non arrivano i gonfaloni del Comune, della Provincia, non si fanno nemmeno funerali solenni. Non arrivano nemmeno telegrammi di cordoglio firmati dai ministri.
Quando muore un rom finisce solo la musica di una fisarmonica scordata.

DEDICATO A PETRU BIRLADEANU e alla sua compagna, che non sarà mai risarcita

(Giuseppe Crimaldi)

Martedì sera a Napoli. Montesanto: così uccide la camorra

4 commenti:

  1. Non avevo letto questa notizia, mamma mia... queste cose mi fanno benedire ogni istante in cui ho lasciato quel posto...

    RispondiElimina
  2. Gli 'invisibili' della società...

    RispondiElimina
  3. Decisamente deplorevole l’atteggiamento delle autorità nei confronti di una persona non italiana. Riguardo invece ai mandanti non ci sono più i guappi di una volta che impiegavano più tempo per colpire il solo responsabile e non sparare sulla folla. Dal punto di vista religioso bisogna ancora accendere un cero per ringraziare qualche santo perche non è successo di peggio in una zona a così alta frequentazione come quella in cui è avvenuta la sparatoria.

    RispondiElimina
  4. non mi escono più parole.........

    RispondiElimina