Nisida

Nisida

venerdì 30 giugno 2006

I-POD E UTONTA


Volevo un lettore MP3 nuovo, il Creative si è schiattato e allora ho pensato di prendere un I-Pod Shuffle, che in negozio era in offerta.
In effetti l’offerta era solo per degli accessori in regalo, un portabatterie esterno e il dock da mettere sulla scrivania.
Andata a casa ho installato I-Tunes (l’IPod non puo’ far niente senza I-Tunes) e qui sono cominciati i guai.
Questo coso, appena attaccato alla presa USB si carica da solo di tutte le musicacce che ho in giro sugli Hard Disk, in ordine random e come gli gira. Se non le voglio sentire e voglio mettere altra roba mi tocca cancellare e ricominciare.
In pratica un sistema manuale per evitare il pieno automatico non c’è o almeno non l’ho trovato. E pensare che ho pure letto il manuale, cosa assolutamente contraria ai miei principi.
La cosa simpatica è che I-Tunes trasforma i CD in MP3 e li carica, ma sempre e soltanto dopo aver caricato un po’ di robaccia che ha rastrellato in giro.
E ancora non è finita. Se lo collego all’altro computer di casa mi cancella automaticamente quello che avevo messo prima e mi carica di nuovo la robaccia presente su quest’altro computer.
Avevo persino pensato che l’I-Pod sia stato fatto apposta per gli utonti, i dummies, che senza sapere neanche come funziona, attaccano lo Shuffle come una pompa sotto al rubinetto.
Giuro che non so che pensare, forse l'utonta sono io. Se qualcuno ha lo Shuffle e non è utonto, mi spiega come si fa eventualmente a disabilitare il pieno automatico?

giovedì 29 giugno 2006

VESCICA DI FERRO


Il senatore Lucio Malan, espulso dall'aula dal presidente Marini (gli aveva tirato il regolamento), si è rifiutato di uscire e si è asserragliato nella sala, difeso da corpulenti forzitalioti, restandoci per ben 8 (otto) ore.

Ma chi glielo ha passato il pappagallo sottobanco?


Resta ancora imbattuto il record dell'onorevole Giorgio Almirante, segretario missino, che nella battaglia parlamentare sull’istituzione delle Regioni si guadagnò l’appellativo di «vescica di ferro» perché parlò per 13 ore senza lasciare il suo scranno. Altri tempi, altre vesciche.
L'onorevole Giancarlo Pajetta, con grande senso dell'ironia gli disse: "quando hai finito spegni la luce".
Eh Marassi, e poi dici i comunisti.

LA DISMISSIONE




Domani 30 giugno ci sarà una grande festa all’Ilva, ex Italsider, ora Bagnolifutura.
E domani sarà l’ultimo giorno di lavoro per gli 11 caschi gialli rimasti a smontare pezzo dopo pezzo quel che restava del siderurgico. Andranno in pensione tutti dal 1° luglio.
Con loro si chiude un bel pezzo di storia del movimento operaio napoletano, anni di lotte per ottenere una qualità di vita e una sicurezza sul lavoro. E’ doveroso ricordare il numero di vite umane pagate dalle maestranze per gli infortuni sul lavoro e non c’era giorno che non sentissimo il fischio delle ambulanze dell’Italsider che correvano verso l’Ospedale Cardarelli.
Ma la storia dell’Ilva si è già chiusa prima, quando si è deciso di dismetterla appena un anno dopo aver fatto importanti investimenti e rinnovamenti di impianti. Una beffa per chi ci lavorava e ci aveva creduto.
Per chi volesse farsi un’idea di quegli anni c’è il libro di Ermanno Rea, La dismissione, dove un operaio fa da memoria storica all’autore e racconta tutti gli avvenimenti e i coinvolgimenti delle persone che hanno vissuto quello strappo.
Un affettuoso saluto ai compagni che lasciano Bagnoli a testa alta.

mercoledì 28 giugno 2006

IL POTERE LOGORA CHI NON CE L’HA

Bagarre al Senato durante il voto di fiducia per il decreto “milleproroghe” e sullo “spacchettamento” dei ministeri.
Il capogruppo dei senatori Renato Schifani ha gridato al golpe e ha chiesto l’intervento del Capo dello Stato (che cortesemente li ha mandati ..... in Svizzera).
Il senatore Lucio Malan (meglio conosciuto per le sue doti di “pianista”) ha tirato al Presidente  Franco Marini il libro del regolamento del Senato e Marini lo ha espulso.
Malan si è così giustificato per non averlo colpito: gli ho fatto er cucchiaio.
Subito dopo Schifani si è sentito male e lo hanno portato in infermeria e poi in clinica.
E poveraccio, è comprensibile. Tutte ‘ste mazzate una appresso all’altra fanno male.
Senatore, un consiglio: pensi alla salute, puo’ mica andare avanti così per cinque anni, vero?

martedì 27 giugno 2006

E LA PROSSIMA GLIE FAMO IL CUCCHIAIO



Sempre efficace il nostro caro Marassi, eh?

lunedì 26 giugno 2006

Così si esprime un europarlamentare italiano


L'eurodeputato è Francesco Speroni, uno dei colonnelli del Carroccio:
«Gli italiani fanno schifo e l'Italia fa schifo perchè non vuole essere moderna. Hanno vinto quelli che vogliono vivere alle spalle degli altri».
E Umberto Bossi non è da meno:
«Certo fa un po' tristezza vedere questo Nord... anche se a maggioranza ha votato sì la parte avanzata del Paese, mentre ha votato no la parte che crede nell'assistenzialismo. Ma si va avanti comunque. Anche scozzesi, gallesi e catalani hanno tentato più volte. Tenteremo ancora, forse la gente ha bisogno di maturare».
Chist’ c’a pigliàte pe’ cachìssi

Entrambi i gentiluomini dimenticano che non si votava solo per la devolution (che per loro era assimilata a un assopigliatutto) ma principalmente per il premierato, che è piaciuto anche meno della secessione.
Inoltre fa piacere sapere che tra gli assistiti lorsignori collocano anche la città di Milano, che ha votato NO in controtendenza con tutto il resto della Lombardia.
Che dire. Meno male che ci siamo liberati di questa gente.

BOSSI, IL TUO NIDO E’ TRA I MONTI

Tutto come ci aspettavamo che fosse.
Lombardia (tranne Milano e Mantova) e Veneto (tranne Rovigo e Venezia), roccaforti di F.I. hanno votato SI.
La grassa provincia ha scelto la devolution e il premierato. Ora ci aspettiamo conseguenzialmente un exodus, Bossi in testa,  verso i Cantoni svizzeri.
Fila e fila di migranti verso le valli elvetiche, tra mucche pezzate Milka e caprette che fanno ciao.
Una sorta di contrappasso per la molle provincia nordica che rinvia ai nostri migranti del sud che salivano al nord col treno del Sole, con le valigie di cartone.
E non sanno gli ignari provinciali che loro sono e restano pur sempre il sud della ricca Svizzera:


 i terroni.

BELLE CHIAPPE

E’ proprio vero che basta aprire il giornale per leggervi roba dell’altro mondo,

La Venere Callipigia, che vuol dire “dai bei glutei” è una statua romana, copia di una ellenica, fa parte della collezione Farnese e si trova al Museo Nazionale di Napoli.
Tra qualche giorno una giornalista americana, Jessica Siegel, verrà a Napoli, e avendo chiesto il permesso, procederà alle misurazioni della statua.
Praticamente, il 3 luglio, la competente studiosa, provvederà a misurare il culo della Venere, che è raffigurata nell’intento di ammirare le sue forme specchiate in un laghetto.
Al Museo stanno già shignazzando. Mi piacerebbe un casino andarci e fotografare la studiosa mentre misura il panaro della Venere.

domenica 25 giugno 2006

DATEMI UNA KATANA

Ieri sera di nuovo all’Arena flegrea.
C’era Ryuichi Sakamoto, di cui conoscevo il disco Casa, inciso assieme ai Morelenbaum.
Ecco, se lo conoscete, proprio tutta un’altra cosa.



Musica elettronica, diciamo così, ma vari pezzi per pianoforte erano eseguiti direttamente sulle corde, dentro il pianoforte insomma. Alva Noto, dietro una console e guidato da due computer I-Book della Apple, dava vita a disegni geometrici su un pannello luminoso.
Il primo pezzo ricordava molto gli alieni e il suono di Incontri ravvicinati del terzo tipo, ma quello era piu’ colorato. Il lieve effetto ipnotico, leggermente rilassante contrastava con la musica “napallatànta”.
A metà della performance si è pure fulminato uno dei pannelli luminosi, in modo che tutte le figure disegnate si visionavano sulle prime tre parti e sull’ultima. La penultima era rigorosamente spenta.
Hanno fatto finta di niente, tanto la gente mica se n’è accorta.
Spesso mi capita di rimarcare la fastidiosa abitudine degli slittamenti di orario ai concerti.
L’inizio era fissato alle 21,30 e invece uno speaker ci annuncia, in italiano e inglese che lo spettacolo comincerà alle 22. E fatevi n’altra mezz’ora col culo sul travertino.
E che è vietato fare foto e riprese, neanche fosse Keith Jarrett.
Beh, questo qua mi è stato subito antipatico. Ma come, tu sei giapponese, vieni a Napoli e ti metti a fare ritardo come un qualsiasi autobus cittadino? Ma lo sai che hai fatto una grande figura di merda? E poi che foto o riprese c’erano da fare? Tutto buio, il pannello fulminato e una musica che ci vuole un coraggio a chiamarla tale.
E poi il giap non si è inventato nulla. Trent’anni fa c’erano i Tangerine Dream che hanno fatto molto meglio di lui, e i Tuxedo Moon e i Popol Vuh, tanto per citarne qualcuno. Interessanti e validi esperimenti restano quelli dei Kraftwerk e di Klaus Schulz, il primo Jan Michel Jarre e qualcosa degli Area, unico esempio in Italia.
A lui che c’è rimasto?
E così, pensando ad Hashimoto, personaggio di Mianonnaincarriola, stasera ce vulèva proprio na’ cazza ‘e katana (Rafè, poi passo dallo sponsor per incassare).

sabato 24 giugno 2006

PERCHE’ NO?

Domani si vota.
E’ ovvio che il voto è univoco, si vota NO. E spieghiamo perchè.

Perchè non è possibile pensare di approvare una Costituzione fatta da questi costituzionalisti della domenica:
D’Onofrio, Nania, Pastore e Calderoli (già sedicente autore di una porcata, si replica).

Perchè un giorno dovremmo ricordarli come padri costituenti e finirebbero persino nei libri di scuola e invece votando NO finiscono al massimo nei libri di barzellette.

Perchè questi padri della patria hanno fatto richiesta al ministro dell’Interno di rinviare gli scrutini nei seggi causa la partita. Hanno paura che gli scrutatori si distraggano e sbaglino (veramente loro li chiamano brogli).

Ma quanto tempo ci vorrà in ogni seggio per scrutinare mille schede? Mezz’ora? Un’ora?
Forza, guagliu’, vuttamm’e mmane ca ce ne jamme a casa a vede’ a partita.
E la proposta era di interrompere e riprendere alle ore 20.
Immaginate un chirurgo in sala operatoria che dice al paziente sul tavolo: scusate, dobbiamo interrompere l’intervento perchè c’è la partita dell’Italia, ci vediamo alle venti, stàteve bbuono.
E Giuliano Amato ha detto NO