Nisida

Nisida
Visualizzazione post con etichetta luoghi dell anima. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta luoghi dell anima. Mostra tutti i post

domenica 10 giugno 2012

Nell'acqua della chiara fontana ....

Questa mattina il tempo era incerto ma abbiamo deciso di andare lo stesso a Bagnaia a rivedere Villa Lante.




All'ingresso ci ha accolti una signora con un incredibile colore rosso dei capelli a cui ho chiesto se putacaso avessero aperto alle visite gli appartamenti. Ovviamente no.
Ma girando lo sguardo attorno e con grande sorpresa ho visto la fontana dei Quattro Mori i quali non avevano più le braccia.


Infatti prima i Mori avevano le braccia alzate a reggere uno stemma, ora somigliavano alle statue greche con le braccia amputate ai gomiti.


Sono rimasta malissimo ed ho chiesto alla signora fiammeggiante cosa fosse accaduto alle statue. La signora, tutta contenta che io me fossi accorta, mi ha detto che la nevicata pazzesca di quest'anno ha accumulato metri di neve fino a coprire le statue. Alla fine è ghiacciata ed ha tirato giù assieme al ghiaccio anche le braccia dei poveri mori. Le suddette braccia sono state poi raccolte e appena faranno soldi verranno restaurate.
Speriamo presto, che senza quel gruppo, Villa Lante non è più la stessa.
Siamo poi andati in giro per il giardino a vedere le altre fontane. Qui il tema dell'acqua viene sviluppato attraverso una serie di fontane molto scenografiche e dai nomi suggestivi: Fontana dei Lumini, Fontana dei Giganti, Fontana dei Delfini, Cordonata del Gambero, Fontana del Diluvio.
Arrivati in cima, alla fontana del Diluvio, ci siamo accorti che l'acqua era fittamente coperta da alghe, una vegetazione che simulava perfettamente un prato ed io mi sono chiesta se qualcuno ci sia finito mai dentro, magari per fare una foto.


Neanche il tempo di pensarlo.
Mentre ci allontanavamo abbiamo sentito un plof seguito da un "ma che cazzo" e voltandoci abbiamo visto una ragazza riemergere dalla fontana. Praticamente era finita sott'acqua completamente, perché si voleva mettere in posa per la foto e non aveva capito che quella era acqua e non prato.


La D.M. ha cominciato a sghignazzare in modo davvero indecente ed io educatamente me lo sono trascinato via, prima che al massiccio papà della fanciulla venisse qualche idea.

lunedì 16 marzo 2009

A 'MME ME PIACE 'O BBLOG

Scrivo su questo blog ormai da quattro anni e cinque mesi. Salvo piccole interruzioni dovute a vacanze o quant'altro, vi accedo regolarmente quasi ogni giorno.
Dai rumors che ascolto sul web, sembra che i blog siano ormai giunti al declino, uccisi dai social network, tipo Facebook.
E in effetti bisogna rilevare che, anche se non moriranno, al momento non sembrano godere di ottima salute.
Infatti, ho notato che la media di visitatori è cresciuta e poi si è stabilizzata su circa 200 contatti, mentre i commenti sono calati a picco. Insomma, qui non scrive piu' nessuno, salvo i fedelissimi che si possono contare sulle dita delle mani.
Molti degli affezionati, anch'essi titolari di blog, sono migrati su Facebook ed io che amo molto le novità, mi sono iscritta anche io. Proviamo.
Ed ho subito ritrovato tantissime persone che non vedevo da anni, ci siamo scambiati i convenevoli e poi ci siamo regolarmente ignorati per il resto del tempo. Segno che se non ci siamo piu' visti in tutti questi anni qualche motivo ci doveva pure essere.
Molte persone sconosciute mi hanno chiesto l'amicizia, si usa così. Tanti amici e poi finisci con lo scambiare notizie con i soliti 6 o 7. Forse anche meno di quelli del blog.
Alla fine l'impressione complessiva che ho ricevuto è che somiglia ad una chat allargata. Una specie di messenger di comunità, dove ci si segnalano link, video, si cerca di imbastire una discussione, ci si litiga, ci si offende e in finale ci si cancella.
Conclusione: a 'mmè me piace 'o bblog.
Mi piace perchè è uno spazio mio, lo gestisco io, da sola e chi vuole venire a cercarmi sa dove sto. Se i miei visitatori ai quali sono debitamente affezionata, volessero lasciare un segno del loro passaggio, sappiano che mi faranno piacere. Ma anche chi non scrive nulla, sa che comunque è il benvenuto.
E alle Cassandre del saciccio io non credo più.
Video killed the radio star? Ma quando mai. La radio è più viva che mai, magari è la TV che rischia di scoppiare e sono tornati a risplendere anche gli LP, nonostante gli MP3.
E pure i libri godono ottima salute, nonostante i paventati e-book. Avremo sempre un libro nella borsetta, per quei vuoti della giornata, come treni o metrò.
Quindi coraggio, mio amato blog. Sappi che sei sempre nel mio cuore e nessun social network potrà farmi dimenticare quei giorni di quattro anni fa e quegli esitanti primi post di quando mi sono messa in gioco.

venerdì 1 agosto 2008

martedì 29 luglio 2008

STORIE DI MARE


Quest'anno ho voglia di mare, di stare sdraiata in spiaggia a leggere e a fare nuotatine. E' da qualche anno che tra me e il mare si sono interrotti i rapporti.
L'ultima estate è quella di Rodi, due anni fa. Ma il mare delle mie parti è da molto che non lo vedo. Sarà anche colpa del sindaco di Bacoli che, per risanare le finanze comunali, ha messo su quell'iniqua tassa d'accesso a Miseno, vietando l'ingresso a moto e motorini. E così, anche mio nipote ha levato la barca a vela e l'ha portata a Procida, e come lui tanti altri.
Da ragazzi si cominciava a San Giuseppe, ci si tuffava facendo finta che l'acqua fosse tiepida, invitando gli altri a fare il bagno. E questi facendo finta di cascarci, lanciavano poi urla belluine piene di stupore: ma è gelata!!!. Teatro di queste prodezze era la spiaggetta di Miseno, dove stavano le barche dei pescatori, di fronte al molo inavvicinabile della Finanza.
D'estate si facevano le corse alla grande boa che stava a metà tra la spiaggia e la Pennata e salirci sopra valeva quanto un'attrazione di Edenlandia. La boa si difendeva come un cavallo al rodeo e ci lasciava i segni sulle gambe con i denti di cane che erano incastonati sotto la linea di galleggiamento.
Una volta la D.M. e i suoi degni compari ricoprirono di bucce il mare circostante dopo aver trascinato a nuoto sulla boa un'immenso cocomero.
Si passava il tempo a parlare coi pescatori, che accompagnavano i bagnanti alla spiaggetta "dell'amore" e tiravano a secco le barche ogni volta che passavano i transatlantici, la Michelangelo e la Raffaello. Le vedevi passare maestosamente e parecchio tempo dopo si alzavano delle onde pazzesche. che arrivavano quasi alla piazzetta antistante la chiesa di San Sossio.
Vincenzo parlava con la cantilena frattese (era quello che diceva: "nun facèsse 'o pataterno manco pe' n'ora) e Antonio aveva perso una mano (gettavano le bombe per pescare, ma lui diceva che era stato per i fuochi d'artificio).
Si tornava a casa con la vecchia Gilera, poi sostituita dalla veneranda Falchetta, ancora bagnati e col vento nei capelli (non c'era l'obbligo del casco).
La spiaggia grande di Miseno, quella degli stabilimenti balneari militari, veniva utilizzata di pomeriggio tardi per le partite di pallone ed è quella dove stavamo quando l'Italia divenne campione del mondo.
Mio figlio aveva tre mesi allora e lo portavamo in acqua a fare il bagno, perchè ho sempre odiato quelle schifose piscinette dove mettono i bambini a lessare e a scartavetrarsi al sole.
Su quella spiaggia si sono consumate parecchie avventure del pargolo, alcune divertenti altre meno.
Come tutti i bambini, adorava acqua e sabbia, preferibilmente lanciate su asciugamani e persone. Aveva un anno e mezzo e schizzò per sbaglio un signore steso al sole, che lo rimproverò. Con aria molto casual il piccolo andò a riva e riempì il secchiello e approfittando della mia distrazione (chiacchieravo col signore), facendo il giro attorno, riversò sulla testa del tizio una secchiata di acqua di mare, allontanandosi poi con aria molto soddisfatta.
Parlava poco ma l'espressione era chiarissima: visto che dovevo prendermi una colpa, tanto valeva che lo facessi seriamente.
Per fortuna il signore la prese sportivamente, riconoscendo che in realtà aveva ragione.
Qualche anno piu' tardi, era novembre, sulla stessa spiaggia si gettò a mare vestito e con le scarpe e noi che non eravamo attrezzati lo infilammo in macchina spogliato e avvolto nel mio giaccone come una salsiccia.
La D.M. dice sempre che è colpa mia, che lui adora l'acqua, che sembra il suo elemento perchè l'ho cacciato in mare a tre mesi e non contenta gli facevo anche la doccia tenendomelo in braccio.
Imparò a nuotare a meno di tre anni sulla spiaggia di Recomone a Nerano, dopo essere stato arravogliato in un'onda, che ce lo restituì sulla riva sputacchiante e per niente sconvolto.

sabato 15 marzo 2008

BEATA SOLITUDO


E poi son solo. Resta
la dolce compagnia
di luminose ingenue bugie.

Sandro Penna

lunedì 5 novembre 2007

COERENZA

Ray Bradbury, scrittore di fantascienza, autore di Farenheit 451 e Cronache marziane, ci informa di aver già dato disposizioni ai suoi familiari: vuole essere sepolto su Marte.
Ha individuato anche il luogo preciso, il cratere di Chicago Abyss. Ma aggiunge che non ha fretta, prima vuole compiere i 100 anni.

domenica 26 agosto 2007

CATENACCI A PONTE MILVIO

Rispetto alla prima volta c'è stata un'evoluzione.
Dopo il crollo del lampione qui in foto e relativa reinstallazione, il sindaco di Roma ha fatto installare delle ringhiere con catene a cui i deficienti, romani e non, continuano ad attaccare catenacci.
  
L'altra novità è che non devono fare fatica a cercarsi i catenacci, ci sono diversi pakistani con banchetto (ce n'erano 4) che li vendono sul posto e danno pure il pennarello per scriverci sopra.
  
L'ulteriore fatto nuovo è che adesso stanno attaccando catenacci pure sul lampioni di ponte Sant'Angelo.
  
Non mi meraviglio piu' di niente ma devo dire che mi ha fatto una profonda pena vedere Ponte Milvio ridotto in quel modo, uno dei ponti piu' antichi di Roma. 
E davvero non capisco perchè il sindaco accetti questo sconcio e non metta invece un paio di guardie municipali con il compito di prendere a calci in culo chi attacca i catenacci e chi li vende.
E già che c'è ne darei anche un paio a Federico Moccia, lui sa perchè.

domenica 28 gennaio 2007

HANNO DETTO COSI'


Il giorno del giudizio, per gli amalfitani che andranno in paradiso, sarà un giorno come tutti gli altri.
(Renato Fucini, 1878)


E sul muro di una stradina di Amalfi leggiamo queste parole, scritte da Salvatore Quasimodo.


E speriamo che provvedano a rimettere presto in situ quella "P" caduta.

sabato 11 novembre 2006

Mostra "Campi Flegrei: tra Mito e Realtà"
Castel Sant'Elmo - Napoli


Volaire - Eruzione del Vesuvio


Questa mattina a Castel Sant'Elmo ho visitato la mostra dedicata ai Campi Flegrei.
Per me ogni occasione è buona per andare a fare un giro sulla piazza d'armi e lungo le mura del castello, per guardare la città dall'alto (una sorta di Google Maps reale) sempre diversa nelle varie stagioni.
D'inverno l'aria limpida restituisce un panorama terso e cieli interessanti. Buone occasioni per fotografare.


Erano esposte circa cento opere, provenienti da musei italiani ed europei e da collezioni private: dipinti, acquerelli, disegni, gouaches e, anche, preziosi esemplari cartografici, dal XVI al XIX secolo.
Le opere di Jacques Volaire, Joseph Vernet, Michael Wutky, Philipp Hackert e di tanti altri artisti italiani e stranieri, propongono la lettura del magico itinerario dei Campi Flegrei, della fortuna del suo territorio e dell'intera area archeologica da Cuma a Pozzuoli, da Baia a Bacoli: un itinerario tra realtà e fantasia, sulle orme di Ulisse ed Enea, alla ricerca della Sibilla cumana e dell'"ingresso agli inferi".

Giova ricordare che per gli artisti e i viaggiatori, Napoli era una tappa obbligata del Grand Tour e la costa flegrea con le sue antichità rappresentava il fascino del mito e della leggenda classica.

Per l'Ottocento, l'esaltazione dei valori paesaggistici viene evidenziata dalle opere dei maggiori esponenti della Scuola di Posillipo, da Pitloo a Gigante, da Vianelli a Fergola.

All'ingresso erano esposte opere moderne di  Spinosa, Tatafiore,  Pisani e Di Ruggiero.

Completa la rassegna una selezione di immagini fotografiche di  Mimmo Jodice, di recente insignito della laurea ad honorem in Architettura, che ha dedicato molti dei suoi scatti artistici ai Campi Flegrei.

domenica 5 novembre 2006

TURNER, VAN WITTEL E LE ANNURCHE

Lo spunto per questo post era la mela annurca che Plinio il Vecchio ha chiamato Mala Orcula e la sagra dell’annurca che si è che si è svolta a fine ottobre a Maddaloni.
Ricordavo la campagna di Maddaloni, tutta arrossata dalle porchie dove venivano collocate le mele a maturare, adagiate su strati di canapa detti cannutoli e voltate e rivoltate.
Gli alberi prima della raccolta erano così carichi di frutti da piegarsi e i rami venivano sorretti con corde legate in cima al tronco.
L’annurca è una mela gustosa, croccante, buona da mangiare a morsi, nulla a che vedere con le melinda, le marlene, le mele altoatesine, così pubblicizzate, quelle col bollino.
E mentre pensavo a Maddaloni ho visto sul giornale un quadro di William Turner esposto alla mostra sul paesaggio moderno in Europa da Turner agli Impressionisti, a Brescia.
Il quadro rappresenta un paesaggio del Sud e sembra di vedere ‘o ponte ‘a valle di Vanvitelli, l’acquedotto carolino che Van Wittel costruì per portare l’acqua dal Taburno alla Reggia di Caserta e alimentare la cascata che si vede in primo piano nel quadro. Oggi è riconosciuto patrimonio dell'umanità dall'Unesco.
Non lo so se è davvero quello che ho immaginato ma mi piace pensare che sia così.
Mi è sempre piaciuto Turner, i suoi paesaggi dilavati e la luce che vi si sprigiona, che ti lascia la libertà di interpretare il quadro, come è capitato a me.
Per lo stesso motivo mi piacciono le foto che si fanno esse stesse quadro. Come questa. Ci trovo molta analogia.

giovedì 19 ottobre 2006

PROCIDA PER NOI


Procida per noi, quando non ci sono i turisti, nelle belle giornate autunnali, è un luogo magico.
Cielo azzurro striato di nuvole bianche, una fresca brezzolina che si infila nei vicoli fatti a scalelle che portano a mare, gatti pigri stiracchiati sulle reti messe ad asciugare, gabbiani svolazzanti. Un senso di pace.
Un piatto di spaghetti alle canocchie e pomodori Pachino mangiati al tavolo del Karakalè, sotto un immenso ombrellone bianco, risate di bambini e ... fine della pace.
Una carovana di turisti ha invaso la piccola piazzetta schiamazzando e facendo foto. Li abbiamo reincontrati al porto che si imbarcavano come una mandria su un aliscafo veloce.
Una giornata tranquilla all'aria aperta, tra gente tranquilla e sorridente. Un luogo dove pure la spazzatura ha una sua dignità. Guardate come hanno sistemato questi cassonetti.

martedì 4 luglio 2006

EVENTI IMPREVEDIBILI


Un nubifragio fortissimo si è abbattuto questa mattina nella zona di Vibo Valentia, provocando varie frane.
Una bambina è morta trascinata dalla frana assieme al padre.
Nei pressi di Sant’Onofrio un uomo è stato ucciso da un fulmine e un altro ferito. Uccisi anche capi di bestiame.
Allagamenti e frane anche in Aspromonte nelle Serre, dove i torrenti ingrossati hanno provocato frane e molte frazioni risultano isolate.
Bertolaso parla di evento imprevedibile e pure quando un intero villaggio fu portato via dal fiume in piena a Soverato dissero la stessa cosa.

Conosco bene quelle zone, ci andavo in vacanza ogni estate quando ancora non c’era il pargolo e poi anche alcuni anni dopo la sua nascita. Parecchie volte c’erano stati nubifragi e allagamenti e spesso costruivamo dei canali vicino alle tende per far defluire le acque.
La zona era un villaggio vicino Ricadi a pochi kilometri da Tropea e Capo Vaticano, di fronte allo Stromboli. una delle zone piu’ belle della Calabria.
E proprio in agosto ci fu un episodio che ricordo ancora con paura. Una tromba d’aria devasto’ completamente un campeggio a Baia di Riaci località Formicoli, abbattendo le tende e portando via le tegole dai tetti.
Noi eravamo in mare con la barchetta, a pesca, c’era anche il nipote romano e il mare divento’ piatto come l’olio, il cielo plumbeo e un calore incredibile in mezzo al mare. Io e la D.M. capimmo a volo che c’era qualche problema e ci dirigemmo a riva col motore a manetta.
Nel frattempo il mare comincio’ a crescere e un’onda ci portà direttamente sulla spiaggia mentre io, che non ho mai avuto il piede marino, scendevo a volo dalla barca col nipote in braccio.
Il vento che si alzo’ ci gettava la sabbia negli occhi e fummo costretti ad avvolgerci negli asciugamani come tante odalische. E dal mare cominciammo a vedere la tromba d’aria, nera, stretta in basso e larga a cono in alto che correva veloce verso terra. Una roba impressionante.
Il giorno dopo sapemmo che aveva raso al suolo tutti i campeggi della zona lungo la costa. Il nostro si era salvato in parte perchè si trovava in un’insenatura, protetto dal costone e la tromba d’aria lo aveva appena rasentato.

lunedì 19 dicembre 2005

VISITA AL REAL MUSEO MINERALOGICO

fu fondato nel 1801 da Ferdinando IV di Borbone ed ha sede nella Biblioteca del Collegio Massimo dei Gesuiti.

Sala della Biblioteca

Espulsi i gesuiti dal Regno di Napoli da Ferdinando IV, il Collegio Massimo divenne sede universitaria; la biblioteca fu assegnata all'Accademia di Scienze e Museo di Mineralogia ma la sua struttura non ha subito modifiche, ad eccezione di quattro sculture in legno ricoperte in oro zecchino aggiunte ai quattro angoli della sala, che rappresentano strumenti geodetici e minerari dell'Ottocento.

bacheche

La Grande Collezione esposta nel Salone Monumentale è costituita da 30.000 reperti suddivisi in collezioni di elevato valore storico e scientifico. Vi si trovano minerali di numerose realtà geologiche del mondo ed alcuni per grandezza e bellezza sono delle vere rarità.

tormalina rosa

Nella sala Arcangelo Scacchi si trovano gli esemplari della Collezione Vesuviana, di notevole interesse scientifico e storico. E’ formata oltre che dalla collezione privata del Monticelli e dalle raccolte di Ascanio e Nicola Filomarino anche da alcune specie mineralogiche rinvenute dallo Scacchi per la prima volta al Somma Vesuvio quali la panunzite (unico ritrovamento in natura), la kaliophilite e l’indialite.

Si possono vedere anche una collezione di pietre dure, cristalli artificiali sintetizzati da Scacchi per studi cristallografici e la collezione Grandi Cristalli con reperti di notevoli dimensioni tra cui la coppia di cristalli di quarzo ialino del Madagascar del peso di Kg 482.

doppio cristallo di quarzo ialino

Si trova anche una piccola raccolta di meteoriti e una collezione di tufi campani.

lava a corde

Sono previste anche visite guidate o con approfondimenti in laboratorio didattico per studenti.
Ora il Museo fa parte dell’Università Federico II di Napoli e si puo’ visitare alla Via Mezzocannone, 8 presso Scienze Naturali.

cortile delle statue

orologio nel cortile delle statue

giovedì 27 ottobre 2005

PROCIDA E' UN LUOGO MAGICO

Dove al mattino arrivi e c’è la nebbia

Dove a mare si fatica in tanti

Dove in ottobre sbarcano i turisti giapponesi che disegnano acquerelli

Dove le case sono colori e geometrie

Dove sulle barche crescono i banani

Dove per vedere Vivara devi scavalcare e infilarti nel buco della rete

Dove le barche hanno i colori dell’arcobaleno

Dove il mare in certi giorni sembra un lago

Dove mi sento libera come un gabbiano

mercoledì 14 settembre 2005

PROCIDA ON MY MIND
Ovvero, quando andavo in barca a vela



Si partiva di casa al mattino per raggiungere Maremorto a Bacoli, dove era ancorata la barca, trasportando vettovaglie in quantità industriali preparate a casa, per poter sfamare tutti quelli che si lanciavano all’arrembaggio del natante, una volta arrivati in porto, che sarebbe poi la Chiaiolella di Procida. Lì avvenivano offerte di scambio tipo un panino alla mortadella con pane e frittata o una fetta di frittata di maccheroni. Di solito ci cadevano solo i minorenni. Il must era la parmigiana di melanzane.
Noi donne ci occupavamo dello stivaggio del materiale commestibile nella cambusa, mentre gli uomini impiegavano circa mezz’ora per sganciarsi dai corpi morti (il giusto tempo, secondo loro) e sistemarli in modo da poterli poi recuperare al ritorno. Non parliamo poi del tempo che occorreva qualora dovevamo fare rifornimento di acqua e carburante, visto che nella zona di pontili neanche l’ombra.
Ovviamente se la permanenza in barca superava i 2 giorni, finiva a fresella con tonno e pomodoro, fino a farcela odiare per l’intera stagione.
Altro piatto molto richiesto era il polpo all’insalata, sempre col pomodoro, che i ragazzi chiamavano “la piovra”. Finiva sempre che il frigo ci piantava in asso e dovevamo comperare d’urgenza bacchette di ghiaccio al porto, altrimenti l’acqua diventava calda come pipì e l’anguria si lessava.
Come dio voleva (e quando voleva) si tirava su l’ancora e si salpava, dopo aver preparato le scotte, il fiocco e sistemata la randa.
Subito la vita a bordo si faceva frenetica, obbedendo all'ordine "Facite 'ammujna" e le voci degli addetti alle manovre si incrociavano con toni in crescendo.
“Cazza l’amantiglio”, diceva il cognato e spesso dalle facce si capiva che l’amantiglio non era tra le nostre conoscenze.
“Quello rosso” incalzava il cognato e il piccolo si lanciava a cazzare. “Stronzo il bomaaaaaaa” sempre il cognato. Lo stronzo non era il boma ma il piccolo che rischiava di beccarlo in testa.
Giunti fuori Miseno, bisognava mettere il fiocco, che secondo le regole della marineria cognatesca, era rigorosamente manuale, niente avvolgifiocco, per capirci.
Incaricato del fiocco era la D.M., che una volta è riuscito a farlo salire gloriosamente capovolto, additato al pubblico ludibrio dai natanti circostanti, dove tutti si buttavano via dal ridere, mentre noi signore ci nascondevamo di sotto, vergognandoci come ladre.
Insomma si creava una bella atmosfera da film del tipo Ferie d’agosto o per quelli piu’ avventurosi, alla Moby Dick. Io logicamente propendevo per Ferie d’agosto.
Nel viaggo, navigando al gran lasco, spesso perdevamo per via qualche parabordo, che la D.M. aveva legato “ a vienetenne”, come faceva osservare il cognato. Per non parlare delle scotte, che dovevano essere legate al fiocco entrambe con una “gassa d’amante” il nodo piu’ imbecille che io conosca, ma che non sa farlo nessuno, salvo il cognato onnisciente.
Un paio di volte ci siamo persi anche i teli da mare, che spaparanzandosi sulla superficie, si inabissavano come la zattera della Medusa e noi li salutavamo facendo ciao ciao con la manina. E’ impensabile recuperare un asciugamani in mare da una barca a vela, figuriamoci un uomo, ci ricordava il cognato.
Per fortuna questa esperienza ci è stata risparmiata.
Spesso la navigazione si svolgeva in assenza di vento, col fiocco e la randa che smutandavano alla grande e dopo varie curve e controcurve nel tentativo di beccare una brezzolina, il cognato si decideva ad accendere il motore, salutato da una salva di fischi del ragazzume a bordo.
Al ritorno invece beccavamo sempre il maestrale e si navigava con le vele tese e la barca inclinata.
Ovviamente la barca a vela è il posto meno indicato per prendere il sole. Se ti stendi a prua, subito dopo il fiocco gira e ti mette in ombra. Le onde arrivano sulla prua con grandi secchiate e se sei li’ te le prendi tutte. Per non parlare poi dei verricelli e dei winch che spuntano per ogni dove e devi assumere una posizione a serpente per poterli scansare. Cavi e candelieri completano l’opera. Se ti siedi sul sedile a prua non puoi non pensare a Conrad e ai Racconti di mare e di costa.
Ma l’effetto è quello di una discesa sui tronchi di Edenlandia, che se non altro ha il vantaggio di costare meno.

giovedì 8 settembre 2005

CHRISMON E CARAVAGGIO    



Ho cominciato a leggere L’ultimo Catone. Si parla subito del Chrismon, il simbolo cristiano che rappresenta Cristo. Chrismon compare sulla bandiera di Costantino dopo la vittoria su Massenzio, accanto alla scritta En toutoi nika (poi tradotto in latino in hoc signo vinces) a seguito della profezia.
E’ rappresentato da due lettere greche: la chi (X) e la ro (P) incrociate, iniziali di XPIΣTOΣ (Cristos).
Ma il libro per ora non c’entra. Mi ha solo ricordato qualcosa di cui si parlo’ qualche anno fa a proposito di una rilettura di un quadro di Caravaggio: Le sette opere di misericordia, che si trova presso il Pio Monte di Misericordia a Napoli.



Considerato da Argan il piu’ grande quadro religioso del seicento, fu commissionato dal Pio Monte (fondato nel 1601 da 7 giovani aristocratici napoletani per dare conforto a poveri, ammalati e carcerati) a Caravaggio nel 1606, giunto a Napoli in fuga da Roma, dove aveva ucciso Ranuccio Tommasoni. Il lavoro fu eseguito in soli 3 mesi.
La scena sembra svolgersi in un oscuro vicolo napoletano e rappresenta l’elencazione delle sette opere di misericordia, volute dalla committenza; ma forse c’è dell’altro e riguarda il sentimento religioso del Caravaggio stesso.
I principi teologici dell’epoca vedevano nella Vergine e nei Santi e nel loro potere di intercessione, gli oggetti principali del culto.
Caravaggio avrebbe espresso il suo punto di vista dissonante nei confronti della Chiesa, restituendo a Cristo un peso fondamentale.
C’è da aggiungere poi che nella prima versione dell’opera non era prevista la presenza della Madonna con il bambino, dipinti in un secondo momento su richiesta.
Il Chrismon, secondo il pittore Bruno Fermariello sarebbe chiaramente individuabile nell’intreccio delle braccia e nelle ali degli angeli e del drappo dipinti nella parte superiore del quadro.
In effetti la posa dei due angeli intrecciati appare un poco innaturale, quasi forzata, quasi ad attirare l’attenzione.



Di questa interpretazione non ne ho sentito più parlare e neanche sul web ho trovato riferimenti. A me sembra un punto di vista interessante, anche perchè è l’opera di Caravaggio che ho visto piu’ volte ed è quella che conosco meglio.

mercoledì 20 luglio 2005

LA RICONVERSIONE


Il golfo di Pozzuoli, la spiaggia di Coroglio e Nisida


La spiaggia di Coroglio ex Italsider in una domenica di luglio, vista dal Parco del Virgiliano, noto ai napoletani come Parco della Rimembranza.
Il luogo era deputato ad amoreggiare (famose le auto tappezzate di giornali) e fu tristemente famoso anche per un certo numero di suicidi.
Da un lato c’è Nisida e dall’altro il golfo di Pozzuoli, sullo sfondo Capo Miseno, un dinosauro addormentato che guarda Procida e Ischia e l’Epomeo che lo sovrasta. Sulla destra si vedono i pontili che servivano al carico/scarico delle navi.
E’ recentissima la sistemazione degli arenili attrezzati a spiaggia.


Area industriale ex Italsider e Cementir


In basso gli stabilimenti della ex Eternit, zona a rischio amianto, in via di bonifica e subito sopra l’insediamento di Città della Scienza.
Sulla destra, l’edificio rossiccio è l’antico altoforno Italsider.

Vendo Bagnoli, canta Bennato nel 1989, quasi presago della finanza creativa di Tremonti.

Ma che - che - che occasione ma che affare
Vendo Bagnoli con le ciminiere
però sbrigatevi perché
è un'asta conto fino a tre!

E ancora nel 2003 nell’Uomo Occidentale ritorna a cantare:

Coroglio è un inferno di fumo e carbone
e Mangiafuoco ci ha il quartier generale
fa il diavolo a quattro, minaccia la gente
si vende la spiaggia al miglior offerente.

In effetti è tutto molto provvisorio, ancora non sappiamo quale sarà il futuro di Bagnoli.
Ma io mi chiedo sempre quale follia umana abbia fatto scegliere questo luogo stupendo per installarvi un'industria siderurgica.


Edoardo Bennato canta Si scrive Bagnoli da L'uomo Occidentale

venerdì 15 luglio 2005

SUL FAR DELLA SERA



Sul far della sera
quando la luce racconta
del giorno alle ombre...
quando il mare accarezza
con un bacio
quando i ricordi arrivano
come gabbiani
quando l'assenza
come un profumo
riempie l'aria
allora
sul far della sera


Il commento alla foto è di soul 21