Nisida

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domenica 15 aprile 2012

Meringheide

Sono giorni e giorni che non leva acqua da terra, si dice da noi. Ieri anche il ciclone che ha tentato di sfasciare i catamarani dell'America's Cup ma è riuscito a sfasciarmi ben tre ombrelli.
La città somiglia a un cimitero di parapioggia, morti e abbandonati.
E allora ieri pomeriggio ho pensato di rimanermene chiusa in casa, dove ho rimesso sul letto il piumone invernale, che pure la temperatura è scesa a picco.
Logicamente quando non ho un cavolo da fare mi metto a spignattare e avendoci un bel po' di chiare d'uovo accumulatesi in frigo per le grandi fatiche pasquali ho pensato di fare delle meringhe.
Non le avevo mai fatte, solo un tentativo anni fa e mi uscirono certe cose mosce di un vago colore beige. Da allora mai più.
Seguo i consigli delle signore chef, che illustrano il loro lavoro con tanto di foto, riduco la cucina che non serve, litigo con la sac a poche (ca nunn'è mestiere mio) e come Dio vuole inforno le meringhe che sarebbero dei mucchietti bianchi sparsi sulla cartaforno.
Due ore a 100° per farle asciugare, 15 minuti a forno semiaperto e nel frattempo s'erano fatte le 23:30.
Poi le tiro fuori e le metto in un vassoio. Erano perfette, belle toste al tatto e friabili, come si conviene ad una meringa seria.
E allora che cacchio è successo, che stamattina giacevano tutte afflosciate nel vassoio tipo chewing gum?
E sono finite così com'erano nel sacchetto della monnezza, senza rimpianti.

giovedì 15 marzo 2012

La pizza di scarole

E' uno dei piatti napoletani più famosi ed io la faccio spesso. 
Ma ho appena scoperto una nuova ricetta, che tra l'altro è antichissima e la fanno le nonne del mio paese natale, Ischia. 
La novità è che non si inforna, ma si cuoce sul fornello.
Si prepara la scarola come al solito, si fa bollire, la si scola togliendo tutta l'acqua e per sicurezza la si può lasciare nel colapasta diverse ore. Poi la si cuoce in una padella (io uso la wok) con aglio, olio, capperi, olive nere, pinoli, uva passa e filetti di acciuga.
Si prepara una pasta con 350 g di farina, 1 cubetto di lievito e acqua quanto ne richiede la farina, considerando che l'impasto deve essere lasciato piuttosto fluido. Si fa crescere per circa due ore e nel frattempo si ungono due padelle uguali (diam. 26 cm).
La ricetta originale prevede che si ungano con lo strutto, io uso l'olio. 
Si versa una parte della pasta, circa la metà nella padella calda, si spande bene e poi si aggiunge la scarola condita, facendo attenzione a non farla uscire dai bordi. Si copre con il resto della pasta e si lascia cuocere a fuoco basso (ho usato il fuoco piccolo). Dopo circa 15 minuti si capovolge nell'altra padella, prima riscaldata e si lascia per altri 15 minuti.
La difficoltà è dosare i tempi, per evitare che resti cruda dentro.
Si può ancora capovolgere, sempre a padella calda e alla fine questo è il risultato.
E' buonissima, fidatevi.

domenica 1 agosto 2010

DI MARMELLATE ED ALTRE STORIE

E rieccoci con le marmellatine.
Questa volta tocca alle prugne gialle o susine, che in alcune zone si chiamano mirabelle ed in altre maribulan.
Noi le si chiama pisciazzelle, per l'abbondante quantità di acqua che contengono e che difficoltosamente si riduce durante la cottura, tant'è che bisogna aggiungere una bella mela grattugiata per far sì che la pectina le addensi.
L'uvetta, la cannella e la buccia di limone servono a conferire sapore alla marmellata, che altrimenti sa di nulla o quasi.

PISCIAZZELLE UVETTA E CANNELLA

1 kg di prugne lavate e tagliate a pezzettini (con la buccia)
400 gr di zucchero
1 mela grattugiata
200 gr di uvetta
1 limone spremuto e relativa buccia grattugiata
1 cucchiaino di cannella in polvere

Le metodiche sono le stesse di ogni marmellata.
L'unica differenza consiste nel fare riposare una notte dopo una prima cottura di 30 minuti e rimettere sul fuoco il mattino dopo per 50 minuti. In questo modo lo zucchero caramella un po' e la marmellata diventa più scura.

P.S. Per Sedlex. Quando torno vado a comprare la stoffa a quadretti per i barattoli. La preferisci rossa o blu?