Nisida

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mercoledì 4 ottobre 2017

San Gennaro pensaci tu

Quando la jella picchia duro allora i duri iniziano a fare sul serio.
Laddove persino i cuorni non ce la fanno, vi si aggiunge san Gennaro. E allora non ce n'è per nessuno.
Direttamente dalla bottega di Rua Catalana, un tempo lattonieri, ora artisti.


(Foto M.G. Capone)

mercoledì 21 giugno 2017

Italian way of life

Rissa nel bus all'ora di ritorno delle colf.
Signora si siede e mette le borse sul sedile davanti per conservare il posto all'amica che sta salendo. Fanciulla soave si siede sulle borse. Signora minaccia di pigliare questione. Fanciulla nun se move. Discussione animata cui prende parte tutto il C13. Fanciulla resta seduta.
Non conosco il finale, sono scesa ma si avviavano ad un interessante neapolitan strascino.
Mi hanno fatto ricordare che in un villaggio vacanze in Calabria, all'ora che scendevamo in spiaggia, trovavamo tutte le sdraio occupate con cappelli,  borse, asciugamani e niente persone.
Dopo aver fatto rimostranze al bagnino che non se ne dette per inteso mi sedetti su una paglietta e lì restai. I giorni successivi diminuirono pagliette e asciugamani.
Fan cool

mercoledì 5 aprile 2017

La triste istoria dei gestori telefonici

Allora andiamo per ordine.
Venerdi scorso alle 11 del mattino si schiatta la mia linea Fastweb.
Richiesta intervento, solito reset, attacca, stacca, niente. Dicono che mandano il tecnico che arriva la sera, guarda di sbieco il router, stacca, attacca, va a dare uno sguardo alla centralina e fa la diagnosi: si è spezzato il cavo fibra sottoterra. Amen
Il sabato mattina viene la squadra, attacca il router, stacca e niente. Seguono il cavo fino alla centralina e se ne vanno. Deve venire un'altra squadra, forse di speleologi.
Oggi altra squadretta. Mi telefonano con numero privato ed io rispondo per miracolo. Non avevano neanche l'indirizzo.
Torno a casa e vado direttamente alla centralina dove vedo una scena apocalittica: due armadi pieni zeppi di cavi arravogliati, fibre che spuntano da ogni dove, porta di una armadio che non si chiude e sopra un cartello scritto a mano che informa che c'è corrente a 220 Wolt (si, con la doppia V).
Finale. Non si può riparare, si è rotto il giunto dentro una saittella Fastweb, un punto di snodo dove si è schiantato solo il mio cavo. Domani deve venire un'altra squadra: pare che quello che ne capisce oggi stava ad Avellino.
Domani è giovedi ed io sto ancora disconnessa.
Aveva ragione il tecnico di venerdi ma per tutta la settimana Fastweb si è intaliata e non dico quante segnalazioni ho fatto. Via telefono, via Facebook e persino la chat di Messenger.
Appena mi ridanno la linea passo a Telecom e non aspetto che mi chiamino, li chiamo io.

Aggiornamento:
Il tecinico è arrivato alle 13,30. Si era perso per strada,  non trovava l'indirizzo.
Ha detto che hanno cambiato il  cavo ma il router non funzionava. Arrivederci a domani.

sabato 11 marzo 2017

Se bruciasse la città

Un pomeriggio di guerriglia urbana ha trasformato il quartiere di Fuorigrotta in un campo di battaglia. Sono arrivati anche gli immancabili Black blok a fare da comitato di ricevimento a Matteo Salvini che ha deciso di venire a colonizzare gli irriducibili napoletani trasformandoli in leghisti di merda.
E ci è pure riuscito, sentendo le interviste del tg3 di carroccetti locali.
E il "prima gli italiani" evocava quasi un "prima I napoletani".
Un pomeriggio atroce, dove hanno perso tutti. Un Sindaco che si fa  capopopolo, un ministro che ordina all'ente Mostra di mettere a disposizione di Salvini la sala negata, un prefetto e un questore che non riescono a gestire l'ordine pubblico, sebbene disponessero di forze di polizia in assetto antisommossa.
Auto bruciate, autobus sfasciato, strade blindate e cittadini chiusi in casa, questo il bilancio della giornata.
E per la prossima volta il cretino ha chiesto il Plebiscito.
Ma non era meglio organizzare un magnifico concerto di pernacchi alla maniera di don Ersilio nel film L'oro di Napoli? Con megafono e amplificatori.
E invece abbiamo solo perso un'occasione.

venerdì 3 giugno 2016

Le leggende di Napoli - La Madonna dell'Annunziata

                       

La statua della Madonna alla quale bisogna cambiare le scarpe: si consumano perché va a vegliare sui suoi bimbi...

Non smetterò mai di amare questa storia che mi ha raccontato la mia Napoli e che ho scritto un po' di tempo fa.


di Paolo Barbuto


La statua della Madonna dell'Annunziata non è al centro della chiesa. Si trova in un angolo, dentro una teca dai vetri puliti di fresco. I lunghi capelli che coprono il mantello azzurro sono veri: le donne di Forcella se ne privarono per regalarli alla mamma di tutti i bimbi abbandonati.


Suor Maura è minuscola, ha un'età indefinita, sulle spalle il peso di una vita intera, cammina a fatica ma sorride in quella maniera dolce che solo certe donne sante conoscono. Suor Maura racconta la storia delle scarpe della Madonna.
                               
Storia, favola dolce. Nessuno lo chiama miracolo, per carità.Qualcuno la definisce leggenda. La voce flebile si perde nel chiaroscuro della chiesa. La statua della Madonna viene curata con amore dalle suore. Capelli sempre in ordine, vestiti lindi, comprese le scarpine. Che vanno cambiate spesso, perché la suola si consuma.


E qui la realtà si fonde con leggenda e fantasia. Per il quartiere, quelle scarpine consumate sono il segno di un miracolo: «La Madonna va a visitare tutti i suoi figli», dice senza ombra di dubbio una donna di Forcella. Suor Maura conferma. Quelle scarpine consumate vengono trattate come reliquie, anche se per la Chiesa non sono tali. Sono custodite con amore, vengono affidate a chi ha bisogno di una grazia. Una mamma le infila sotto al cuscino del figlio malato finché non guarisce; un marito le chiede per la moglie in fin di vita: «Solo che una volta una donna me ne chiese una, e non me l'ha più restituita». Suor Maura per un solo istante s'incupisce.


Dicono che la Madonna continui ancora oggi a vegliare sui bimbi dell'Annunziata. Raccontano che qualche settimana fa un medico in servizio di notte ha sentito una voce chiamare il suo nome. Quella voce lo ha trascinato davanti alla culla di un neonato, poi è sparita. «Quel bimbo stava soffocando, la Madonna l'ha salvato». Medici e dirigenti annuiscono con la testa. La Madonna che consuma le scarpe, quella notte vegliava su uno dei suoi figli. Forse non sarà un miracolo, ma crederci non costa nulla...

(Il Mattino - 5 ottobre 2009)

domenica 13 settembre 2015

La Madonna di Banksy

Rischia di deteriorarsi l'unica opera dello street artist britannico a Napoli.
Si trova ai Gerolomini e al posto dell'aureola ha una pistola.



Così come è stata vandalizzata l'opera di Ernest Pignon dedicata a Pasolini. Si trova a Santa Chiara.

l'opera, poche ore fa, e oggi


martedì 11 agosto 2015

E' gghiuta 'a zoccola dint' o rraù

che in lingua napoletana vuol dire che si deve buttare tutto e ricominciare.

Un noto libraio, Eddy Colonnese, aprendo la saracinesca del suo negozio in via S. Pietro a Maiella, trova un grosso topo morto sulla soglia e si attiva perché venga rimosso, visto che la zona era piena di turisti, era domenica e molti stavano già a scattare foto al cadavere.
Riepilogo quanto accaduto in seguito con una nota di Pietro Treccagnoli:

Una zoccola non è sempre una puttana




Premetto che le giornate e il  dibattito sulla zoccola morta sono stati molto divertenti e mi hanno fatto molta compagnia in questo agosto in attesa della trubbéa refrigerante. Il patapata di chiacchiere abbacanti è stato comunque istruttivo.

Ma andiamo per punti.

1.   Un libraio (Edgar Colonnese) fa un post in cui racconta che all’imbocco del Decumano maggiore di Napoli (area turistica assai) da ore c’è un topo morto e che sta chiamando a destra e a manca per sollecitarne la rimozione, ma invano. Tutti giocano allo scaricazoccola. Non compete a me, neanche a me, tòglitelo da solo. In una città che ambisce a diventare una capitale del turismo lo scaricabarile e la persistenza della carogna (non la banalissima morte del topo, povera bestia) è una notizia? Certo, perché mostra un nervo scoperto della disorganizzazione tra le istituzioni e i servizi (di qualsiasi colore e competenze siano). Una zoccola è pur sempre una zoccola, e tale resta, ma se riesce a mandare a puttane la nervatura di chi invece di inveire contro chi denuncia dovrebbe telefonare agli addetti distratti (o in agitazione o in stravaccamento domenicale) è roba che ha dignità giornalistica, trattata con leggerezza, ovvio, ma pure con la serietà che la leggerezza impone.

2.   Ebbene, dopo che la polemica (tutta in chiaro su Facebook, nessuno è andato a cercarsi la zoccola, né tantomeno è andato a mettergli il pepe nel culo), dopo che la polemica finisce in un articolo più ironico che retorico, tra l’altro collocato a fogliettone (chi mastica un po’ di giornalismo sa che significa, chi non lo sa s’informi, basta Wikipedia, la Bibbia dei nuovi pensatori), si scatena la tempesta virtuale. Apriti cielo, si scannano i guardiani della rivoluzione arancione e i detrattori del sindaco. Fanno a gara a trasformare la zoccola in un caso politico. Qualcuno un po’ in sordina lancia l’idea del boicottaggio contro il libraio che “sputtana Napoli” (ignorando che non sempre una zoccola è una puttana, dipende dal numero degli arti inferiori), suscitando un vespaio di indignate reazioni che evocano i roghi dei libri dei nazisti. Esagerati, tutti. Ma tutta ‘sta caciara diventa una notizia ancora più succosa. Non ci si può scandalizzare che la politica sia andata a puttane. Addirittura, persone che hanno alti incarichi nelle istituzioni locali specificano che la zoccola non è del Comune, ma della Regione, perché sarebbe dovuta intervenire l’Asl e non l’azienda municipale per lo smaltimento rifiuti. Una zoccola non è un rifiuto indifferenziato, perché una zoccola fa pur sempre la differenza.

3.   Ne viene fuori il livello molto basso, al di sotto delle saittelle che ospitano normalmente i roditori metropolitani, del bene comune della nostra politica. Il corollario sono le indignate e spocchiose lezioni di giornalismo di personaggetti (per dirla con Crozza-De Luca), adusi a vestire panni da sopracciò,  dei quali stiamo ancora aspettando di leggere le grandi inchieste, i favolosi reportage da Damasco (ma anche da Volla, siamo di bocca buona) o una breve di nera scritta decentemente.

Una zoccola val bene una messa, una messa in ridicolo del nostro generino politico-culturale. Purtroppo la zoccola non si chiamava Giulietta, così si era tutti d’accordo ad azzannare il molesto Salvini.

giovedì 6 agosto 2015

La meglio gioventù

Stamattina nel solito autobus 532, privo di aria condizionata e con un bel numero di finestrini bloccati, tornavamo a casa fuori uso per il caldo, in piedi.
Un paio di fermate dopo è salita un'anziana signora con evidenti difficoltà deambulatorie che con grande difficoltà si è avvicinata al primo sedile ed ha chiesto educatamente alla ragazza poco più che ventenne se la faceva sedere.
La fanciulla ha fatto finta di niente, neanche ha risposto. La signora ha ripetuto la richiesta e la giovane allora le ha indicato un altro posto in fondo al bus, di quelli rialzati.
A questo punto la D.M. ha detto alla ragazza di tirarsi su e di andare lei a sedersi là dietro, visto che l'uso delle gambe ce l'aveva ancora. Ha capito e si è alzata rosicando.
La vigliacchetta però quando ci ha visti scendere si è lanciata in una catilinaria rivolta a noi e ad un'altra signora che si era permessa di dare ragione a noi. Fortuna che la D.M. non l'ha sentita, sarebbe stato capace di risalire sul bus e fare come è solito fare: prendere per il collo il soggetto, collega, apri un poco la porta, e buttarla giù. Già fatto altre volte.
La signora che è scesa assieme a noi diceva: eh questi giovani, tutti così maleducati e strafottenti!
No signora, per fortuna non è così, ne vedo tanti che si alzano spontaneamente e che aiutano persino gli anziani. Per fortuna.

mercoledì 17 giugno 2015

E in mezzo scorre il fiume

Stamattina la stazione Metro Garibaldi a seguito del nubifragio è stata chiusa, niente treni; in mezzo, al posto dei binari c'era un fiume di acqua.
Non è cosa nuova, succede ogni volta che piove forte. Dissero che c'era un errore che andava corretto ma si presume che questa correzione non ci sia stata.
Si è allagata anche la nuova stazione Municipio ed è stata fermata anche la metro linea 2, lì succedeva anche prima, da 40 anni buoni.
In attesa del prossimo nubifragio magari possiamo suggerire di farci un allevamento di trote salmonate,
Noi potremo sempre attraversare i binari servendoci di un traghetto.

mercoledì 3 giugno 2015

Nuova fermata metrò Municipio

Piazza Municipio e nuova fermata metro, progettata dall'architetto portoghese Alvaro Siza.

La fontana del Nettuno non ha trovato ancora pace. Ora sta davanti palazzo S. Giacomo, il Municipio. E sono quattro. Via Medina dove è nata, poi piazza Borsa, poi di nuovo via Medina e ora Municipio.
L'installazione all'interno della fermata del metro Municipio è molto originale.
Sulla parete di 37 metri per 5 c'è un disegno che rappresenta il Vesuvio, cui è dedicata la fermata.
Di fronte al disegno ci sono gli antichi bastioni aragonesi del Maschio Angioino in pietra tufacea.
Cinque proiettori mandano in loop immagini in movimento tono su tono sul disegno, che sembra vivo. Il resto della stazione è tutto rivestito in pietra lavica nera, ma l'effetto è molto austero e privo di colore.
Aspettiamo che terminino i lavori della piazza per vedere gli scavi completi e il museo a cielo aperto.
E speriamo bene.
Qui alcune foto della piazza e i rendering di come la vedremo tra qualche anno.




Il Vesuvio di Michal Rovner



Nuova collocazione della fontana del Nettuno.


I bastioni Aragonesi all'interno della fermata Municipio.

lunedì 6 aprile 2015

'E fujenti nel 2015

Sotto casa quest'anno sono venuti ben due gruppi di fujenti, i devoti della Madonna dell'Arco.
Il primo ci ha svegliati alle otto, con botti sparati e grancasse, il secondo è venuto più tardi tra una pioggia e l'altra.
Entrambi i gruppi trascinavano baldacchini con madonna e altri ammennicoli, uno di questi montato su un carrello a ruote che toglievano di volta in volta per eseguire un balletto.
Fin qui nulla di nuovo. La novità è rappresentata dalle coreografie; c'era anche una specie di scenografo che dirigeva la recita. E La canzone del Piave, con tanto di bandiera patria.
Sono rimasta molto impressionata dalle donne che, formando una croce, si sono stese a faccia a terra, sulla strada bagnata. Nel secondo gruppo c'erano le bambine, anch'esse prima in ginocchio e poi a faccia a terra.
Fino all'anno scorso i fujenti di casa nostra avevano le scarpe, quest'anno invece alcuni scalzi e tutti gli altri in calzini.
Non so come interpretare quella che a mio parere rappresenta una involuzione.
Che quando i tempi sono grami ci si rivolge all'Altissimo in forme sempre più stentoree?



(Foto Rosa De Martino)

mercoledì 25 marzo 2015

Le clarisse sul web

Durante la visita di Papa Francesco a Napoli, nel Duomo è successo di tutto.
San Gennaro non ha voluto far mancare la sua presenza ed ha sciolto mezzo sangue. Tutto no, che pareva brutto.

E le monache di clausura, le clarisse del convento all'Anticaglia, hanno circondato e abbracciato il Papa con molto calore, facendosi rimproverare dal cardinale Sepe che si è lasciato andare a commenti non proprio lusinghieri nei confronti delle suore.
Il Papa è apparso piacevolmente stupito dall'assalto delle suore, simili a scolarette in uscita da scuola. Capirete che uscire dal convento di clausura con un permesso speciale e vedere anche il Papa, ma quando gli ricapita?

Anche la Littizzetto non ha fatto mancare la sua voce a Che tempo che fa e parlando delle suore ha detto che erano represse.
E qui la meraviglia. Le suore hanno una pagina di Facebook e l'hanno usata per rispondere a Lucianina:

"Ci dispiace che la sig. Littizzetto, che abbiamo apprezzato in altre occasioni, abbia pensato che le “represse” monache di clausura stessero aspettando il Papa per abbracciare un uomo... Probabilmente per fare questo avremmo scelto un altro luogo e ben altri uomini... Se avessimo voluto.

Non sarebbe forse il caso, cara Luciana, di aggiornare il tuo manzoniano immaginario delle monache di vita contemplativa?"
Qui l'intervista di Youmedia che dà voce e presenza alle due clarisse, dove ci sono inseriti anche gli "interventi" del cardinale.

Le sorelle ci informano che oggi sono cambiati i modi di comunicare e forse Gertrude, la monaca sventurata, oggi risponderebbe ad Egidio con un sms e morta là.

venerdì 6 marzo 2015

La musica che gira intorno


Non capita spesso di trovare ad un concerto un musicista che sfotte il pubblico. Stasera è capitato a noi.
Il concerto verteva su musiche di Mozart, Schubert, Respighi e Ravel, per pianoforte e violino. Un bel programma.
Il punto è che il pubblico, molto volenteroso, si è messo ad applaudire alla fine di ciascun movimento, cosa che fa inorridire gli appassionati e fa perdere concentrazione ai musicisti.
Arrivati al secondo movimento della sonata di Mozart, il violinista ci ha fatto un segno ed ha aggiunto: alla prossima.
Manco p'a capa, applausi idem.
Poi iniziava la sonata di Schubert e lui ha detto con un sorriso: sono quattro movimenti.
Stavolta è andata, niente applausi (ma neanche al quarto son partiti subito).
Poi i cinque pezzi di Respighi, che erano diversi, quindi si poteva applaudire ma ormai il pubblico non ci ha capito più niente e solo pochi applausi sono arrivati, da quelli più competenti. E il violinista rideva.
Mancava ancora il pezzo di Ravel ma se l'erano scordati ed hanno iniziato a chiamare il bis.
La serata è stata completata dalla gaffe della maschera, che vedendo uscire una signora tutta trafelata ha aperto le porte, vedendo solo dopo che la sala era ancora buia.
Va detto che il violinista era davvero bravo e che lo sfottò era lieve, condito da un certo humour, colto molto bene da una parte del pubblico.
Si evidenzia ancora una volta che le esecuzioni di musica classica sono alquanto rare in città. L'educazione musicale scarseggia fin dalle elementari, i ragazzi sono preda facile di musicacce e quindi va apprezzata la buona volontà di quelle persone che hanno fatto l'abbonamento e che seguono e fa niente se applaudono un po' a casaccio.

domenica 15 febbraio 2015

E adesso musica :-)

Quest'anno sono tornata a fare l'abbonamento per i concerti. Da circa 4 anni per problemi vari ho dovuto rinunciare a frequentare cinema e teatri e mi è mancato moltissimo. Ora riproviamo ad uscire dal letargo.
Il primo concerto, venerdi scorso, prevedeva musiche da camera di Mozart e la presentazione era alquanto originale. I 4 musicisti, due pianisti, una viola e un violino, sedevano in poltrona sorseggiando dell'acqua e un critico musicale, Stefano Valanzuolo, spiegava man mano prima dell'esecuzione, i brani, come erano stati scritti, a chi erano dedicati, inserendo anche delle note descrittive della famiglia di Wolfgang.
E' stato molto interessante ma al solito una parte del pubblico era alquanto insofferente e non ha gradito.
Ho trovato le persone in sala alquanto peggiorate rispetto agli anni passati. Cellulari che squillavano qui e là e tutto in giro, cellulari accesi nel buio per vedere l'ora (uffa, quando finisce sta palla), per mandare messaggi e quant'altro. Quello che è diventato ormai il telefonino che non se ne può più fare a meno neanche in bagno.
Una delle mie amiche che a causa di un incidente viaggia con la stampella, ha avuto la bieca tentazione di usarla sulle zucche dei disturbatori. E chissà che una volta o l'altra non accada.

lunedì 15 dicembre 2014

Luci d'artista

E' veramente pochino quello che è stato fatto per le luminarie natalizie ma apprezziamo lo sforzo.
Due artisti, Fermariello e Dalisi si sono impegnati (senza sforzarsi più di tanto) per creare un'illuminazione originale. Alla fine è uscito una specie di firmamento costellato da boomerang che si rincorrevano mentre all'inizio di via Scarlatti luccica un albero di Natale.
Ovviamente nulla a che vedere con Salerno.


venerdì 5 dicembre 2014

'A Stritt Art

Stamattina via Luca Giordano s'è svegliata tutta ricoperta di pezze all'uncinetto. Erano rivestiti i tronchi dei platani, i cazzoni di marmo e le panchine.
Non so nulla di questo movimento e di cosa si prefigga, ma il risultato mi pare alquanto triste.





Sarei curiosa di sapere a quale beneficenza andrà.

giovedì 20 novembre 2014

'O cuorpo 'e Napule

E' la statua del dio Nilo che si trova a Spaccanapoli, chiamata comunemente 'o cuorpo 'e Napule.
'A capa 'e Napule invece, chiamata anche la Marianna, si trova nell'antica chiesa di san Giovanni a Mare.
Alla statua del Nilo, appena restaurata, è stata aggiunta la piccola Sfinge, recuperata l'anno scorso in Austria dai Carabinieri.




Ed ecco com'era prima del restauro, senza la Sfinge, sporca e piena di erbacce.


venerdì 31 ottobre 2014

Christo s'è fermato a Napoli

Ed ha incartato Palazzo Reale.


Christo è l'artista noto per aver impacchettato il Reichstag a Berlino e Porta Pinciana a Roma.