Nisida

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sabato 2 settembre 2017

Questa mi mancava

Tentativo di truffa a mezzo auto, meglio conosciuta come "il trucco della strisciata".
Ieri sera percorrendo la tangenziale verso Giugliano la nostra auto è stata colpita da qualcosa che ha provocato un rumore fortissimo. Mentre accostavamo un'auto dietro di noi ha lampeggiato e si è poi accostata. Ne è sceso un uomo che con modi molto urbani ci ha avvertito che mio marito con il suo modo di guidare metteva in pericolo la vita altrui e la propria.
Lo ha quindi invitato a visionare il danno che gli avrebbe creato. Poi sono ritornati verso di me e il marito mi ha detto che il tizio voleva soldi. Prima 200 poi 100 e infine 50 per il fanalino rotto.
Ho logicamente rifiutato, ho preso il cell ed ho scattato la foto della targa.
Ma che fai? Ha urlato il tipo, cancella subito!
Ma manco per niente, ho risposto, se devo farti la lettera mi serve la targa, problemi?
Neanche ho finito di parlare e il tizio è scappato, infilandosi in auto e partendo.
Arrivata a casa, inserendo la targa sul portale dell'automobilista, ho visto che non aveva l'assicurazione. Inoltre, avevamo due strisciate sull'auto, fatte forse con carta abrasiva. Ma noi non ce n'eravamo accorti.
Stamattina abbiamo denunciato ai carabinieri che dal numero di targa sono risaliti alla proprietaria,  che l'auto era in fermo amministrativo, che aveva diverse pendenze e che non era assicurata  (ma questo già lo sapevamo).
Risultava che non era stata mai fermata nè segnalata per cui si desume che le vittime precedenti hanno pagato e taciuto, guardandosene bene dal presentare denuncia. Dubito infatti che fossimo i primi.



sabato 22 aprile 2017

Chi paga questi taxi del Mediterraneo?

“Chi paga questi taxi del Mediterraneo?". 
Pagano i 15 mila migranti morti che questi taxi li hanno presi, ritardato che non sei altro.

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martedì 14 marzo 2017

domenica 4 ottobre 2015

E si ricomincia

As usual il budget destinato dalla regione Campania alla convenzionata esterna è terminato, quindi dalla fine di luglio (stavolta prima, di solito era fine settembre) ci stiamo pagando tutto, analisi e Tac comprese. Tutto quello che non ci possono fornire ASL e Ospedali che come tutti sappiamo hanno tempi di prenotazione biblici.
Ora si aggiunge anche il nuovo decreto che taglia un bel numero di prestazioni, suscitando le ire dei medici di famiglia che non sono più liberi di prescrivere quanto occorre a loro giudizio.
Quindi se c'è il sospetto di un tumore e questo si rivela infondato dopo aver effettuato l'esame, c'è il rischio che il medico venga multato, reo di aver praticato la medicina difensiva.
Io questo ho capito, almeno da quello che ha spiegato il mio medico tra una bestemmia e l'altra.
Vero è che spesso c'è un gran numero di prescrizioni che sarebbero anche superflue, ma molti (quelli che hanno l'esenzione ISEE) non pagano nulla e quindi ne approfittano.

Ora però ci troviamo a fare i conti con una nazione schizofrenica e criminale.
Nel caso di malattia terminale, lo Stato mi impedirebbe di scegliere la fine delle cure, anzi mi costringerebbe all'accanimento terapeutico, come ricordiamo per la povera Eluana Englaro.
Anche quando le stesse persone chiedono di poter morire in pace.
Ma se dovessi ammalarmi, codeste restrizioni mi impedirebbero di accertarmene, quando potrei forse curarmi prima che sia troppo tardi.

domenica 24 maggio 2015

La coerenza innanzitutto


23 maggio 2015 - Juve-Napoli, Juventus Stadium. +39. Rispetto.
E' stato bello vederli con i cartelli in mano, con i nomi dei morti dello stadio Heysel di Bruxelles. .
E tu pensi che dei tifosi da stadio in fondo non tutto è da buttare.
Ma neanche il tempo di commuoverti che senti il solito canto: Vesuvio, lavali col fuoco.
E quelli che prima ricordavano le vittime degli hooligans inglesi, poche manciate di secondi dopo auguravano la morte a milioni di persone innocenti, senza battere ciglio.

martedì 30 settembre 2014

Discussioni intorno al nulla.

Discussioni intorno al nulla.
Il Renzi ha tirato fuori un'altra volta la storia del Tfr in busta paga. Se ne parlò qualche anno fa ma poi svanì nel nulla.
L'intento è quello di dare un po' di soldi in busta paga onde far ripartire i consumi che al momento restano al palo ma probabilmente sarà e resterà una boutade che lascia il tempo che trova.
Cominciamo col dire che si parla solo di dipendenti di aziende private, il pubblico se le tiene strette strette le liquidazioni, tanto che le erogano a distanza di mesi (nove) ai dipendenti dimissionari e minacciano di darla a chi va in pensione anticipata al compimento del previsto diritto.
Le aziende utilizzano il Tfr dei lavoratori come voce di bilancio e stornarla equivarrebbe ad un ulteriore aggravio.
Ora vediamo i vantaggi dei lavoratori.
La metà della quota annua del Tfr andrebbe in busta paga.
Facciamo l'esempio di un accantonamento annuo di 2000 € che diventano 1000 €. Su questa cifra graverebbe l'Irpef relativo all'ultima percentuale dello scaglione e sicuramente anche i contributi. Facciamo che ci sia un prelievo di circa il 38% (28 + 10 di contributi), quindi 380 €.
Restano così 1000 - 380 =  620 che suddivisi per 12 mensilità fanno circa 51 € al mese.
Cè da scialare, come si vede. Considerando che neanche gli 80 € elargiti a chi ha un reddito sotto i 24000 € sono riusciti a far ripartire i consumi, c'è poco da essere ottimisti.
Alla fine della fiera vediamo chi ci perde e chi guadagna.

Perde l'imprenditore che non può più disporre di questa voce in bilancio.
Perde il lavoratore, che oltre a mangiarsi il tesoretto della liquidazione che viene destinato quasi sempre all'acquisto della prima e unica casa, ci paga un mucchio di tasse, superiore a quello che avrebbe pagato a tassazione separata al momento della quiescenza.

Ci guadagna ovviamente lo stato pappone, che coglie l'occasione per succhiare denaro anche dove non dovrebbe.
Vi state ancora chiedendo perché hanno formulato questa proposta?



venerdì 22 novembre 2013

Don't feed the thieves!

Non nutrite i ladroni!
Dopo il bidone che hanno fatto agli aquilani ed agli emiliani sottraendo milioni di euro di SMS inviati dalla popolazione, come facciamo a fidarci ancora? E come possiamo aiutare i nostri fratelli sardi, noi che ormai non ci fidiamo più neppure della Croce Rossa?
Con le Filippine non mi sono posta il problema; ci sono sempre Medici senza Frontiere e Save the Children, ma qui da noi? Finiremmo col fornire ancora una volta denaro che non verrà dato a chi ne ha bisogno, e ora.

mercoledì 16 ottobre 2013

Telecom... olè

La settimana scorsa mia nuora mi ha raccontato questa storia.
Dopo la morte dello zio hanno comunicato a Telecom la cessazione dell'utenza, causa decesso dell'intestatario. Le hanno chiesto di inviare un fax allegando anche l'ultima bolletta.
Il mese successivo puntualmente è arrivata la bolletta da pagare e allora lei ha ritelefonato a Telecom per sapere come mai non era stato staccato il telefono. Le hanno risposto che la pratica non era completa, mancava il certificato di morte. Invia un nuovo fax aggiungendo anche il certificato di morte ma nulla accade, arriva la nuova bolletta. Ritelefona a Telecom e le chiedono se ci sono eredi. Eredi di che? dice mia nuora, dell'apparecchio?
La linea sta ancora là in funzione e son passati circa 4 mesi dalla prima richiesta.
Finalmente la nuora s'è decisa a contattare Federconsumatori.
E questi sono stati comprati dagli spagnoli? Meritavano di essere venduti al Burkina Faso, senza offesa per il Burkina.

Ora mi piacerebbe capire: uno che non muore come fa a dismettere un'utenza Telecom, visto che manco i morti ci riescono?

mercoledì 27 marzo 2013

A.C.A.B. ?



Ferrara, un gruppo di poliziotti del Coisp ha organizzato un sit in per manifestare solidarietà ai colleghi condannati per l'omicidio di Federico Aldrovandi. Lo ha fatto sotto l’ufficio di Patrizia Moretti, la mamma di Federico. Il sindaco di Ferrara ha provato a far capire ai manifestanti l’inopportunità del loro gesto, ma a quanto pare è stato allontanato con spintoni. A questo punto, Patrizia, sola, è scesa in strada mostrando ai manifestanti un lenzuolo con la foto di suo figlio all’obitorio. Gli stessi poliziotti che poco prima mostravano tracotanza, con lo sguardo basso, sono andati via. Spero che il sindacato prenda le distanze da quanto fatto oggi da alcuni suoi rappresentanti in spregio al valore della vita, al dolore di una mamma e alle decisioni di un tribunale.
(Roberto Saviano)



Sono amico di molti poliziotti, sono stato la loro "voce" per anni, abbiamo battuto per tanto tempo le stesse strade e so quanto sia faticoso e rischioso il loro lavoro. Ma questo non lo accetto. Non solo per rispetto a una madre, ma soprattutto per rispetto a una sentenza, loro che dovrebbero rappresentare la legalità.
(Pino Scaccia)

E non dite più che sono le solite mele marce, c'erano pure i sindacati a supporto, contro una povera donna, che non solo ha perso il figlio ma è stata anche costretta a scendere in strada con la foto del figlio massacrato.
Perché se queste sono mele marce, per quale motivo il cesto non parla?



martedì 13 novembre 2012

Arieccoli!!!!


Arriva l'influenza, l'appello agli anziani
«La vaccinazione è necessaria»


E proprio perché oggi è la giornata della gentilezza io rispondo così. E vi è andata anche bene.

Penso che tutti siano al corrente delle tarantelle che sono state fatte di recente con i vaccini.
Tutto rientrato, per evitare che le fiale restino invendute o stivate presso le Asl. Tanto il ministero le avrà già pagate o quantomeno le pagherà.
Beh io un atto di fede non lo farei, e come me i miei coetanei (ci sono anche medici).

mercoledì 17 ottobre 2012

Vergognatevi!!!!!


Gabrielli: «Gli emiliani meglio degli abruzzesi»


Il boss (visto come parla...) della protezione civile, Gabrielli, spiega che gli emiliani hanno reagito meglio degli aquilani, al terremoto. Lui e un politico emiliano parlano di qualità “insite”, addirittura di “dna”. Inutile dire che, come al solito, si trasformano le circostante sfavorevoli in insufficienza di chi le subisce (a l'Aquila, una delle più sfavorevoli era la presenza 
come prefetto e vice di Bertolaso). Ma, volendo seguire il “ragionamento”, propongo un'analisi comparata dei dna di Gabrielli e del politico che gli dà man forte e di un paio di aquilani, magari il sindaco Cialente e la Pezzopane. E studiamo quali geni mancano agli aquilani. Si verifichi pure la presenza o meno del gene della decenza nel dna di Gabrielli. Visto che ci siamo, propongo di misurare anche il quoziente intellettivo: forse capiremo meglio perché il tale ragiona (vabbè...) così


(Pino Aprile, autore di Terroni)





mercoledì 3 ottobre 2012

Carogne a destra

Vediamo ogni giorno protervi automobilisti occupare spazi riservati ai disabili e rispondere con arroganza alle legittime rimostranze di chi è costretto ad una vita in carrozzina, ma finora questa ci mancava.
Questo gentiluomo, presidente dell'Aler di Lecco, messo lì dal Pdl, costretto a spostare la Jaguar (mica una Punto, eh?) dal disabile di cui aveva occupato il posto, che aveva chiamato i vigili per farlo multare, ha tagliato le gomme dell'auto, ripreso ampiamente da una telecamera.
Costretto a dimettersi, lancia alte grida, parlando della sua correttezza:

"Le mie dimissioni - si giustifica il numero uno dell'Aler lecchese - non sono assolutamente giuste. Non le ho certo date volontariamente. Il mio comportamento è sempre stato improntato nella massima correttezza nel ruolo che ho svolto fino ad oggi nell'azienda lombarda per l'edilizia residenziale. Spero che l'assessore lombardo nelle prossime ore le respinga".

Vero è che dopo il caso Fiorito nulla più meraviglia, ma ci si chiede: come ha fatto la destra nazionale a raggiungere una simile concentrazione di carogne?

E qui ci sono le sue giustificazioni

lunedì 24 settembre 2012

La festa è finita?



Non lo so se sia finita veramente. Noi ci auguriamo che in una maniera o nell'altra Polverini e la sua allegra brigata se ne tornino a casa, restituendo la parola agli elettori. La decenza lo vorrebbe.
Ricordiamoci che tutti i soldi spesi per i loro baccanali, le cene di Trimalcione ad ostriche e champagne,  per le donne e le ville splendide provengono dai tagli alla Sanità, dai dializzati, dai pazienti oncologici, dalle scuole accorpate, dagli autobus aboliti e da tutto lo spending review regionale, finito dritto dritto nelle tasche di lorsignori.
E questo non potremo mai dimenticarlo, mai!

sabato 26 maggio 2012

Parliamone


L’INCOSCIENZA DI CANDIDARSI AL QUIRINALE
di Francesco Bei e Carmelo Lopapa
Caro Augias, dev’esserci qualcosa che in Italia non funziona se Berlusconi propone l’elezione diretta del Capo dello Stato svelando chiaramente un’ambizione fin qui solamente accennata: andare lui stesso a coprire quella carica. Invece di una sollevazione generale, questo annuncio ha suscitato nelle opposizioni (opposizione in Italia!?) curiosità ed un principio di dibattito. Berlusconi, oltre ad essere al centro di un clamoroso conflitto di interessi, è tra l’altro il presidente del Consiglio che, va ricordato, ha portato il paese al collasso ed ancora, un pluri-inquisito con vari procedimenti pendenti, uno dei quali per prostituzione minorile. Ecco, mi pare che visti i fatti sia impensabile anche solo provare a discutere di riforme con una persona che, lungi dall’essere un politico, venne definito tra l’altro dall’Economist «Unfit to lead Italy». Com’è possibile che ancora oggi un uomo del genere non sia stato accompagnato verso una sorta di pensionamento dorato, magari in una delle sue residenze da sogno. Berlusconi al Quirinale sarebbe francamente troppo anche per un popolo abituato a considerare la politica un teatrino.
(Cristina Cusimano -cricusi@gmail.com)
Anch’io ho fatto un balzo sulla sedia quando la provvidenziale gaffe di Angelino Alfano (a meno che non fosse voluta) ha reso evidente anche a chi come il sottoscritto capisce poco di politica, qual era l’aculeo velenoso nascosto in una proposta di modifica all’apparenza ragionevole. L’uomo punta ancora lì: sette anni di impunità sono un’offa troppo ghiotta per chi si trova nelle sue condizioni. Chissà quante ‘cene eleganti’ al Quirinale. Non voglio ricordare il pessimo governo che ha presieduto, l’incoscienza di aver negato l’esistenza della crisi quando si era ancora in tempo per meglio tamponarla, le ripetute affermazioni che il peggio era alle nostre spalle, che i ristoranti che gli aerei, mentre stavamo scivolando laggiù dove oggi ci troviamo. Non voglio ricordare nemmeno le imputazioni allo stesso tempo gravi e ridicole di cui deve rispondere. Non cito nemmeno il conflitto d’interessi per cui, nella sciagurata ipotesi, siederebbe al Quirinale per la prima volta un uomo con le mani in pasta in numerosi affari non tutti non sempre trasparenti. Mi soffermo invece su un altro elemento: quest’uomo ha avvilito la nostra immagine nel mondo come nessun altro prima di lui. Il discredito di cui era circondato nelle sedi internazionali è testimoniato da in-numerevoli filmati tutti reperibili in rete. Il ruolo assegnato al presidente della Repubblica dalla Costituzione è, tra l’altro, quello di alta rappresentanza del paese all’estero. C’è qualcuno, anche di quella parte politica, che potrebbe davvero tollerare di essere rappresentato nel mondo da questo ‘clown triste’?
(da “Lettere a Corrado Augias”, c.augias@repubblica.it)

domenica 26 febbraio 2012

Hop hop, Equitalia

Dove di equo c'è rimasto solo il cavallo.
A volte vien da fare delle amare considerazioni, specie sui nomi che vengono scelti per queste società di servizi. L'ironia è qualcosa di raggiunto per caso o è perseguito? Che alla luce degli ultimi accadimenti, pare che in Italia di equo ci sia rimasto ben poco.
Qualche giorno fa un'amica mi ha detto che per curiosità era entrata nel sito di Equitalia e lì si era accorta di avere un debito di 5 euro e rotti, risalente al 2001. La causale era "diritti di notifica" e ovviamente la notifica non era mai stata eseguita. Ha tentato di pagare online generando un MAV ma non glielo hanno consentito. Bisognava recarsi per forza presso gli uffici.
E così è andata all'agenzia a pagare ma alla sua richiesta di spiegazioni le hanno detto che si trattava di una vecchia mora dovuta al ritardato pagamento. Di che cosa non è dato sapere; nel frattempo la mora continuava a lievitare come una bella pagnotta messa lì. Forse aspettavano che si facesse una bella cifretta per procedere poi al fermo amministrativo, as usual.
Vista l'esiguità della cifra, ha preferito pagare e amen, senza peraltro riuscire a capire a che cosa si riferisse questa mora o notifica che dir si voglia.
Questo per spiegare come opera questa Società nei confronti dei cittadini. Neanche uno straccio di spiegazione. Paga e statti zitto.
Logicamente sono entrata nel sito anche io, hai visto mai che avessero applicato anche a me una mora sconosciuta. Per fortuna non c'era niente, era in sospeso solo la Tarsu, la tassa sulla monnezza, che io pago sempre l'ultimo giorno di scadenza.

mercoledì 28 dicembre 2011

La mamma del cafone

Dalla risata sul terremoto all'elicottero per mammà

di Francesco Merlo - repubblica.it


Per portare la mamma al ristorante è atterrato sulla spiaggia di Ansedonia come fosse lì per la Croce Rossa e non per la pasta al dente. Lui è quello stesso sciagurato Francesco Maria De Vito Piscicelli che, al telefono, durante la note del terremoto dell'Aquila, rideva beato pregustando i grandi affari sulla carne dei morti.

Ma, diciamo la verità, più ancora dello sgangherato riccastro esibizionista è la signora mamma che offende la fantasia degli italiani, la mamma che non gli ha mollato un sonorissimo ceffone, la mamma che è salita come una diva del muto sul missile del suo guaglione pacchiano e filibustiere già messosi in pessima mostra. Tutte le mamme italiane che conosco si sarebbero vergognate di un simile scarafone, anche a nome dei nonni e degli avi, sino alla settima generazione. Entra dunque, questa mamma di Piscicelli, nella storia degli orrori italiani e cancella, con un solo giro d'elica, la piscina di Ceppaloni a forma di conchiglia, i furbetti del quartierino, le scarpe cucite a mano e le barche di D'Alema, "la patonza deve girare", la casa di Scajola, il mutuo di Scilipoti... Neppure il comico Panariello, che pure dell'antropologia del nuovo ricco ubriaco di se stesso è riuscito a fare una maschera di grande successo, era arrivato a immaginare la vecchia mamma che a 75 anni si compiace per lo shuttle del suo sbruffone parcheggiato sulla sabbia davanti al ristorante nel giorno di Santo Stefano.

E non è una faccenda di ricchezza. Possedere un elicottero privato non è di per sé vergognoso e i soldi non sono la crusca del diavolo. Insomma, un uomo che ha un elicottero, e dunque case e ville e spazi, non è un immorale né un immoralista, né - figuriamoci - un epicureo senza principi e nemmeno un capitalista alla Dickens. Ma un elicottero che atterra sulla spiaggia è una cafoneria esibita per abbagliare, tanto più in tempi di crisi, di privilegi, di tagli e di tasse. Insomma gli italiani non ce l'hanno contro i ricchi e dunque nella reazione della gente che ad Ansedonia ha chiamato i carabinieri c'è innanzitutto lo spavento e la meraviglia perché simili scene si giustificano solo con l'emergenza: una malattia, un incidente, un organo da trasportare per un trapianto.

Ed è ovvio che, quando invece si è capito che l'elicottero era lì per il pesce al sale, sia subentrata l'indignazione contro i cafoni, contro una mutazione antropologica del brubru classico che abbraccia tutta la pienezza dell'attuale vita italiana, un malcostume che non si inscrive in nessuno dei vecchi codici conosciuti della volgarità nazionale, neppure in quello dei criminali incalliti che trasportano in elicottero partite di droga o diamanti e solo per sberleffo atterrebbero sulla spiaggia di fronte a un ristorante. Nell'elicottero di Piscicelli si sintetizza invece la giostra degli energumeni della nuova Italia malata che diventa cricca durante un terremoto per avventarsi sulle aree edificabili, si fa faccendiera nei governi per lucrare case e donne, si organizza in lobby nelle anticamere dei palazzi per trafficare in nomine, si mostra sguaiata in una giornata di relax natalizio ed è già pronta ad indossare nuove maschere, non nella delinquenza ma nell'arraffo e nell'ostentazione. Ecco perché qui non ci può essere l'invidia sociale, perché nessuna persona normale sogna di andare al ristorante in elicottero con la vecchia amata mamma. Tanto più che il nome Piscicelli, napoletano di antica famiglia, rimanda a quel precedente turpe, a quella intercettazione nella notte dell'Aquila: "Io ridevo stamattina alle 3 e mezza davanti a quella "roba" del terremoto". C'è insomma un rapporto concreto tra il terremoto e l'elicottero ovviamente visto, a torto o a ragione, come il bottino, come il frutto dello sciacallaggio. I terremoti infatti fanno parte della storia del nostro Paese e tutti sappiamo che ogni terremoto ha i suoi sciacalli che, come fece appunto Piscicelli per l'Aquila, si fregano le mani prima di avventarsi sulle disgrazie. In passato predavano anelli e denti d'oro, oggi i soldi dello Stato e gli appalti per la ricostruzione.

Quell'elicottero dunque è atterrato ad Ansedonia come un terremoto. Ed è stato prima accolto come una violenza e poi decifrato per rileggere il codice della cricca, il linguaggio del potere corrotto e degradato anche nei simboli, nelle apparenze eccessive, negli appagamenti abbaglianti, nella volgarità che ormai in Italia è come un chiodo, come una vite che ad ogni nuovo movimento fa un giro in più. E su questo sciacallaggio e su questa pacchianeria, su questo elicottero, è volata, come dicevamo all'inizio, la degradazione della devozione filiale, la complicità della mamma, della vecchia signora che non ha saputo dire al figlio: "Non farmi vergognare di averti messo al mondo". C'è insomma il ribaltamento del più italiano dei comandamenti, il solo inappellabile: non più onora, ma disonora il padre e la madre.

martedì 27 dicembre 2011

Arbeitmachtfrei - Trenitalia SS

Trenitalia ne ha fatta un'altra. Il Frecciarossa a tariffa deportati. 
Infatti sono previste quattro tariffe per quattro tipologie. Ma ai viaggiatori della tariffa Standard non è consentito andare al bar per non disturbare gli Executive. Per loro è previsto il passaggio di un carrellino.
E tanto per chiarire, per illustrare la tariffa Standard hanno usato la foto di una famiglia di colore (le altre sono di viaggiatori bianchi).
Hanno spiegato che è una scelta di marketing, ma io li vorrei conoscere questi scienziati del cavolo, che per inventarsi questa vaccata magari hanno fatto anche i brain storming (senza brain, a quanto pare, solo storming).

mercoledì 27 luglio 2011

FARMACEUTICA ALLA FRUTTA

Passi pubblicizzare pannoloni per donne che puzzano in ascensore, passi riciclare omogeneizzati dall'infanzia alla terza età, non sapendo come piazzarli altrimenti sul mercato. Passi anche spacciare integratori alimentari come se fossero la panacea contro il rincoglionimento della vecchiaia.
Ma quello che proprio non può passare è reclamizzare una crema contro il prurito vaginale adoperando una ragazzina a cui prude mentre una mamma deficiente le consiglia la suddetta Vagisil che logicamente fa passare il prurito.
Non dicono ovviamente di andare dal ginecologo, che il prurito vaginale a quell'età è sicuramente sintomo di una qualche infezione mai da sottovalutare se non si vuole che la fanciulla si ritrovi con un'infiammazione fino alle ovaie.
Questa pubblicità è CRIMINALE  e andrebbe denunciata, perchè invita le ragazze a sottovalutare il problema. E sappiamo bene come i giovani abbiano carenza di informazioni.
Un altro spot idiota è quello della Angelini, dove due ragazzi fanno un'ammuina da pazzi per una compressa per il mal di testa, il Moment, capsule molli, dove Molli è il nome della ragazza. Una roba decisamente ignobile.
Questo succede quando le case farmaceutiche si affidano a pubblicitari specializzati esclusivamente in spot per detersivi, quelli che hanno come target le massaie sceme.

Tanto che differenza fa, basta vendere. 

mercoledì 15 giugno 2011


I CRAUTI
Renato Brunetta (Otto e Mezzo, La7):
“Ogni tanto c’è una madre che si lamenta con me perchè suo figlio non trova lavoro, ma quando le dico: ‘bene, allora domani mattina alle 5 vada ai mercati generali a scaricare le cassette’, lei risponde sempre no. Quello è il modo migliore se vuole lavorare, scaricare la cassette, per tutti gli italiani”.

Perchè lui ne ha fatta di fatica poveretto, a portare le borse di De Michelis.


Per chi non conoscesse, lo sketch televisivo di Monica Vitti a cui si è ispirato Makkox