Nisida

Nisida

mercoledì 19 marzo 2014

.... e quanno canta l'eco s'arisente





Ricordete che er fiume vede e sente
E l'urtima parola è sempre sua
Se dici li mortacci sotto ar ponte
Subito l'eco t'arisponne: "li tua... aaa ..."
Pure se l'aribatti dentro ar sonno
Lui t'aripete sempre "e de tu' nonno....ooo!!!".

Eugenio Cornacchia, fiumarolo


sabato 15 marzo 2014

Colture intensive

Oggi passavo per via Bernini ed ho visto questo cespuglione di parietaria che cresce rigoglioso sotto la griglia all'ingresso di un negozio. Quanto prima raggiungerà la superficie, con tutte le piogge di questo inverno si sarà rinvigorita.


domenica 9 marzo 2014

L'ultimo metrò

Questa è l'ultima stazione della metro, aperta a dicembre. Finalmente l'ho vista.
E' del tutto diversa dalle altre stazioni d'arte, mi ha ricordato l'Atomium di Bruxelles e forse è quella che più ci fa pensare all'Europa.
Ancora non è terminata, ci sono ancora gli uomini scimmia per aria, che collegano i tubi della copertura e tutta la piazza è fasciata da palizzate che impediscono la visione di insieme, ma con un poco di fantasia un'idea ce la si fa.
Ieri, ancora una volta, la metro si è fermata per mezza giornata. Avevano rubato i cavi di rame da Colli Aminei verso Scampia, la zona in cui la metro viaggia all'aperto.



giovedì 6 marzo 2014

I trasporti a Napoli

Questa sera ho preso la metro alle 19 da piazza Garibaldi.
Anni fa c'era una trasmissione, Succede a Napoli. La presentava Agostino Salvietti che spesso diceva: ho preso l'autobus, sono salito salvietto e so' sceso 'na mappina.
È andata esattamente così.


mercoledì 5 marzo 2014

Il Carnevale di Soccavo

Oggi è l'ultimo di carnevale e poiché noi, si sa, nun tenimme niente a che penzà, il Comune di Napoli assieme alla municipalità di Soccavo ci hanno fatto un bello scherzo.
Zitti zitti senza dire niente a nessuno, hanno chiuso il traffico su tutta via Epomeo, organizzando una sfilata di carnevale che voleva ricordare Viareggio ma alla fine è sembrata il Gay Pride (senza offesa per il Gay Pride, eh?)
Adulti e bambini travestiti da tutto e noi che avevamo preso un C32 siamo stati informati dall'autista che avrebbe fatto tutta un'altra strada.
Nessuna informazione dall'ANM, nè sulle paline nè sull'app Giranapoli. E pure i giornali cittadini ignoravano l'happening.
Logicamente il traffico era bloccato e l'autista non ha voluto farci scendere fuori dalla fermata, che distava circa 20 metri. Metri che per percorrerli ci ha messo circa mezz'ora e quando finalmente siamo scesi abbiamo incluso anche lui nei chitemmuorti, oltre al sindaco, all'assessore alla viabilità ed al presidente della municipalità.
Da quel momento abbiamo camminato per circa due kilometri, fendendo la folla del carnevale di Venezia contromano. Avevano mascherato pure i cani, povere bestie.
Al ritorno, erano circa le nove, via Epomeo era deserta, manco un cane, ma la strada era ancora chiusa e i bus hanno continuato ad andare da un'altra parte, nessuno sapeva dove.
Ci è toccato chiamare un taxi per tornare a casa ma l'autista non aveva capito. lo abbiamo scovato all'incrocio mentre girava intorno alla rotonda, incazzatissimo perché la centralinista del radiotaxi non gli aveva detto il numero preciso. Però ci siamo fatti un giro su una Fiat Fremont, qualcuno se l'è comprata alfine. Sarà contento Marchionne.

mercoledì 26 febbraio 2014

Uno vale uno .... e uno ne restò

La libbertà de pensiero – Trilussa

Un Gatto bianco, ch’era presidente
der circolo der Libbero Pensiero
sentì che un Gatto nero,
libbero pensatore come lui,
je faceva la critica
riguardo a la politica
ch’era contraria a li principi sui.

“Giacché nun badi a li fattacci tui,
- je disse er Gatto bianco inviperito -,
rassegnerai le proprie dimissione
e uscirai da le file der partito:
che qui la poi pensà libberamente
come te pare a te, ma a condizzione
che t’associ a l’idee der presidente
e a le proposte de la commissione!”

- “E’ vero, ho torto, ho aggito malamente…” -
Rispose er Gatto nero.
E pe’ restà ner Libbero Pensiero
da quela vorta nun pensò più gnente.

martedì 18 febbraio 2014

Xilofono a cocozze

Questa mattina a Via Scarlatti abbiamo visionato la voragine che impedisce nuovamente ai pulman di passare. Li avevano ripristinati solo da un mese. Ormai ci tocca fare gli umarells, quelli che assistono ai lavori stradali, tanti ce ne sono, nel tentativo di metterci una pezza.
Per fortuna ogni tanto capitano dei musicisti bravi che si esibiscono nell'isola pedonale. Perché di solito siamo inondati dai bonghisti. C'aggia fà, io non li sopporto.
Infatti c'era questo ragazzo che suonava uno strano xilofono di legno con delle zucche di varie misure a fare da amplificatore.
E suonando cercava di coinvolgere anche i bambini, dandogli le bacchette.


Tre uomini in Barca (chi sarà il cane?)

E pure a Fabrizio Barca è toccato il trappolone. Telefonata con il falso Vendola, che Cruciani della Zanzara tiene sempre pronto in trasmissione.
Al di là di quello che avrebbe raccontato Barca a Vendola, fa riflettere quanto espresso da Paolo Mieli a Piazza Pulita. Sarebbe cioè lecito oltre che legale praticare un giornalismo diciamo così borderline.
Buttare in pasto ai radioascoltatori quanto viene fuori da queste demenziali conversazioni, dimenticando  che Striscia la notizia va facendo questo da decenni, con tanto di omaggio di tapiri, viene considerato da Mieli et al. giornalismo assurto a genere, visto che il succitato Cruciani ha beccato persino un premio.

Allo stesso tempo codesti soloni si stracciano le vesti invocando chissà quali interventi giuridici pur di mettere a tacere quanti esprimono giudizi e opinioni sui vituperati Internet e network assortiti, quando capita a loro essere sbeffeggiati in risposta ai loro tweet.

Capita sempre più spesso ormai di sentirmi fuori tempo massimo. La sensazione di straniamento in giorni come questi si fa sempre più concreta, anche perché viene anche il dubbio che la stessa vittima sorrida sotto i baffi e lo stesso Vendola, anziché incazzarsi e querelare si fa magari un po' di conti se non gli convenga questa esposizione mediatica.

E allora dai, cambiamo orizzonte. Da questa sera mi piazzo davanti al televisore a commentare minuto per minuto gli abiti a parapalla della nostra adorata Littizzetto e gli sbavamenti di Fazio davanti alla Casta (Letizia).
In quanto alla musica, lasciamo perdere, che quella ormai è retaggio del passato.
Mi incuriosisce altresì la presenza del Grillone, che a sentire le dichiarazioni di Leone, potrebbe finire portato via dai signori in bianco con la sirena.

sabato 15 febbraio 2014

Il teatro nel DNA

Non mi manca il teatro, che per svariati motivi non riesco più a frequentare.
Non mi manca, perché qui basta scendere per strada e si apre il sipario.
Ieri andavamo da un amico che s'è fatto un po' male e al solito abbiamo usato i mezzi pubblici.
Dal Vomero la R1; scesi al Museo aspettavamo invano un C47. Niente da fare e come da tradizione ANM: fattèll' a ppere. Noi l'abbonamento ce lo facciamo per fede ormai.
Arrivati a piazza Cavour c'era un 184 e siamo saliti. Ma subito dopo abbiamo udito lamentazioni a voce altissima. C'era uno che presumibilmente chiedeva l'elemosina, esponendo quanto lui fosse sfortunato ad essere nato in una città come Napoli. E per completare la recita s'è buttato in ginocchio di fronte agli ignari passeggeri. L'autista non ha fatto una piega e noi tutti pure.
Nessuno parlava e lo guardavamo impassibili, come Cuperlo guardava Di Battista che lo invitava a reagire in nome del popolo. Uguale uguale.
All'improvviso l'uomo s'è alzato e con grande velocità è sceso. Malignamente ho pensato che qualche portafogli avesse preso il volo ma invece correva per prendere il 182 che seguiva, per svolgere anche lì la sua rappresentazione di arte drammatica.

martedì 4 febbraio 2014

Crittografie sanitarie

Uno degli interrogativi a cui non ho mai avuto risposta è quello del perché i medici scrivano le ricette in quel modo assurdo, a metà tra la stenografia e la pura invenzione.
Oggi dovevo prenotare una prestazione specialistica e l'operatrice al telefono mi ha chiesto la diagnosi scritta sulla richiesta. Ho tentato in tutti i modi di interpretare quelle due parole, ho provato anche a chiedere a Google, inventandomi di tutto e sperando che mi dicesse: ma forse cercavi quest'altro?
Niente da fare, s'è arreso pure Google. Allora ho tentato di rintracciare il medico per farmi dire da lui cosa cappero avesse scritto. Sparito anche il medico.
E mo' che faccio? Rimando a domani con il rischio che slitti il tutto alla prossima settimana?
E qui forse Ippocrate mi viene in aiuto. Ideona: scendo alla farmacia di fronte e mi faccio tradurre la parola misteriosa.
Bingo! La farmacista ci ha azzeccato subito, senza esitazione: la diagnosi era "vasculopatia carotidea".
Ora lo so, medici e farmacisti vanno alla stessa scuola di calligrafia o possiedono entrambi un codice Cicero. Perché se non fosse così, leggendo le ricette, ne ammazzerebbero almeno un paio al giorno.