Nisida

Nisida

domenica 10 settembre 2006

LA STELLA CHE NON C'E'


C'è sempre da discutere quando un film viene tratto da un libro ma in questo caso no, non c'è partita.
Leggo sul giornale e viene anche detto a Venezia che il film di Amelio è liberamente tratto da La dismissione di Ermanno Rea.
Ora pero' andrebbe fatta una precisazione: quando si dice "liberamente tratto" vuol dire che non c'entra un cazzo col libro? E allora siamo d'accordo. Infatti non c'entra un cazzo, l'Ilva compare solo nei primi fotogrammi, il tempo di una sparuta manifestazione sindacale, la vendita dell'altoforno ai cinesi e via con Buonocore che diventa Buonavolontà per le strade della Cina alla ricerca dell'altoforno perduto.
Insomma io questa operazione non l'ho capita. Se Amelio diceva che aveva fatto un film sulla Cina era giusto, un bel film sui cinesi anche se i problemi compaiono appena, quasi di striscio, visto che ci voleva l'OK del governo cinese per girarlo. Ma perchè tirare in ballo il libro di Rea? E perchè Rea ha accettato? Anche lui deve pagare il mutuo?
Forse non ci ho capito una cippa, forse mi era piaciuto molto il libro che parlava di Bagnoli, mi era piaciuto anche Buonocore con le sue fisse e l'attaccamento al lavoro, resta il fatto che ci sono rimasta proprio male. Penso che se non avessi letto il libro, tutto questo non lo avrei percepito e tanti spettatori, che il libro non lo hanno letto, sicuramente apprezzeranno il film.

I TRULLI COME I LEGO



Mesi fa scrissi qui del furto di ulivi secolari in Puglia trasferiti al nord nei giardini di ricchi industriali.
Adesso si scopre che stanno smontando e portando via anche i trulli dalle campagne pugliesi, come facevano gli americani che smontavano i castelli scozzesi e li rimontavano poi a casa loro come i mattoncini Lego.
E’ di qualche giorno fa la notizia dell’arresto di un signore che smontava pinnacoli dai tetti dei trulli. Lo hanno preso i carabinieri ancora arrampicato su un tetto.
Con quarantamila euro si puo’ comprare un trullo, compreso trasporto e montaggio, chianche e chiancarelle ben ordinate, imballate e rimontate nelle campagne toscane o nelle ville in Brianza. Basta rivolgersi ad alcune aziende del Nord che si occupano di architettura da giardini.
Le zone piu’ saccheggiate sono le campagne di Martinafranca, Noci e Conversano. Oltre ai trulli si prelevano anche scalini e muretti a secco e per trasportarli senza problemi nei documenti di viaggio vengono registrati come “balle di pietra per il contenimento di frane”.
La Procura della Repubblica di Bari sta conducendo due inchieste.
Il saccheggio del sud prende sempre nuove forme.

sabato 9 settembre 2006

A MME ME PIACE 'O JEZZ


Questa sera passando da FNAC una gradita sorpresa. C'era una folla pazzesca nella saletta dove presentavano il libro e il nuovo cd di Stefano Bollani, versatile pianista jazz e altro.
Sono arrivata mentre rispondeva alle domande ma la saletta era piena e sono rimasta nei pressi della cassa del bar. Poi Bollani si è seduto al piano non senza aver prima tentato di trascinarsi i quadri appesi.
Bisogna dire che Bollani è proprio un soggettone, allegro e simpatico. Insomma chi pensa ad un musicista come a un tipo ingessato, serio, quasi funereo deve immaginarlo proprio tutto al contrario.
Tra i vari pezzi eseguiti c'era Honky Tonky train blues, noto cavallo di battaglia di Keith Emerson degli ELP, un brano pout pourri composto da tutte le canzoni richieste dal pubblico, da Azzurro a Besame mucho, fino a Carosone e persino Heidi, tutte ammiscate.
Bellissimo Copacabana, cantato a imitazione perfetta di Paolo Conte, stessa voce e stessi borbottiì.
Ma son dovuta andare via sulle note della Cucaracha perchè mi aspettava la mia amica, dovevamo andare a vedere Rosalia Porcaro al Maschio Angioino.
Peccato per Stefano Bollani, non sapro' mai che mi sono persa.
Pero' la serata con Veronica e le altre meritava. Risate a crepapelle.

venerdì 8 settembre 2006

Dal sito di PeaceLink - Leggete e diffondete


ANTONIO VIGILANTE: UNA LETTERA APERTA ALLE ISTITUZIONI FOGGIANE
[Ringraziamo Antonio Vigilante (per contatti: antoniovigilante at gmail.com)
per averci messo a disposizione il testo di questa sua lettera aperta alle
istituzioni foggiane. Antonio Vigilante e' studioso e amico della
nonviolenza, di grande acutezza e profondita'; nato a Foggia nel 1971, dopo
la laurea in pedagogia si e' perfezionato in bioetica; docente di scienze
sociali, dirige la collana "L'Aratro. Testi e studi su pace e nonviolenza"
delle Edizioni del Rosone di Foggia, fa parte del comitato scientifico dei
prestigiosi "Quaderni Satyagraha", collabora a diverse riviste ed e' autore
di rilevanti saggi filosofici sulla nonviolenza. Tra le opere di Antonio
Vigilante: La realta' liberata. Escatologia e nonviolenza in Aldo Capitini,
Edizioni del Rosone, Foggia 1999; Quartine, Edizioni del Rosone, Foggia
2000; Il pensiero nonviolento. Una introduzione, Edizioni del Rosone, Foggia
2004]

Gentile presidente della Provincia di Foggia,
gentile sindaco di Foggia,
gentile assessore ai diritti umani del Comune di Foggia,

ho tra le mani il reportage di Fabrizio Gatti sul settimanale "L'Espresso"
di questa settimana, che denuncia e documenta le incredibili e vergognose
violazioni dei diritti umani che avvengono nelle nostre campagne a danno di
quelli che ci piace chiamare "clandestini".
Un reportage che non dice nulla che non sapessimo gia', a dire il vero.
Perche' chiunque sa, a Foggia, quale e' il sistema della raccolta dei
pomodori nelle nostre campagne, come e dove vivono, come e dove muoiono i
lavoratori, quante e quali violenze subiscono. La differenza e' che ora - e
finalmente - lo sanno anche gli altri. E nessuno puo' far piu' finta di non
sapere.
Il reportage vi chiama in causa, vi accusa. Parla di una indifferenza delle
istituzioni che diventa complicita' con una delle piu' vergognose violazioni
dei diritti umani in Italia e nell'Occidente.
Come cittadino, vi chiedo conto. Vi chiedo di spiegare a me ed a tutti -
perche' la vostra risposta sara' resa pubblica, cosi' come verra'
pubblicamente deplorata la vostra eventuale non risposta - cosa avete fatto
per evitare questa vergogna, quante notti non avete dormito per impedire che
esseri umani morissero qui, in quella che fu la Daunia Felix, come animali.
Ed un'altra cosa vi chiedo: se vi accorgete della insufficienza della vostra
risposta, se comprendete di non avere fatto tutto il possibile, di aver
avuto altre priorita', di aver dormito la notte, dimettetevi. Restituirete
dignita' a voi stessi e senso alla politica.
Antonio Vigilante

giovedì 7 settembre 2006

L'ORO ROSSO


Stavo leggendo su L'Espresso un articolo di Fabrizio Gatti, quello che l'anno scorso si infiltrò a Lampedusa nel CPT, provocando casini e polemiche varie (e logicamente nulla si è mosso).
Ora ci ha riprovato e fingendosi un sudafricano bianco, racconta (Io schiavo in Puglia) la giornata di un extracomunitario nei campi di raccolta dei pomodori, tra caporali e padroni.
E mentre leggevo pensavo che nè giornali nè tv hanno parlato di quanto accade ogni giorno sotto i nostri occhi, di quanti extracomunitari scompaiano e nessuno lo sa perchè per noi non sono mai esistiti, delle condizioni bestiali (e dire da terzo mondo è un eufemismo) in cui sono costretti a vivere questi schiavi dei nostri tempi.
E mi chiedevo dove sta la cosiddetta società civile, la Chiesa sempre pronta a predicare, lo Stato che dovrebbe garantire eguali diritti ai cittadini e non cacciarli via se fanno denunce, con la scusa della Bossi-Fini.
Perchè questa legge è diventata il piu' grosso alibi per non fare nulla: foglio di via ed un calcio in culo.

FORESTA FOSSILE DI DUNAROBBA


Nel comune di Avigliano, tra Acquasparta e Montecastrilli, in provincia di Terni, si trova un luogo unico nel mondo. Una foresta di sequoie che risale al Pliocene medio, quando la valle era un lago, il lago Tiberino, gli Appennini erano ancora delle montagne basse e poco distante c’era il mare Tirreno.
In seguito gli Appennini sono cresciuti, il lago si è svuotato nel mare e al suo posto ora scorre il fiume Tevere.
Le sequoie sono venute alla luce perché un’azienda che fabbrica laterizi, estraendo l’argilla nella propria cava, nel 1970 scopriva alcuni tronchi e ne informava la Soprintendenza. Ulteriori scavi hanno portato alla luce circa 50 tronchi e ancora molti sono tuttora conservati sotto l’argilla.
Il CNR sta facendo tuttora esperimenti per preservare le sequoie dagli agenti atmosferici. Sembra un’impresa difficile in quanto l’argilla da cui sono rivestiti e che in molti casi è penetrata anche all’interno del tronco continua il lavoro di disgregazione provocando fratture, agevolata dall’inclinazione a nord ovest dei tronchi, dovuta ad una scossa tettonica.
Lo studio riguarda sia un possibile isolamento, racchiudendo i singoli tronchi in una scatola (sembra il risultato migliore finora) sia l’utilizzo di eventuali resine che possano rivestire le piante, ma resterebbe il problema dal di sotto. L’argilla continuerebbe a raccogliere acqua che verrebbe assorbita dalle sequoie.
Vista la difficoltà è stato ritenuto dannoso continuare gli scavi per riportare alle luce altri tronchi e curiosamente il sito risulta ancora di proprietà della fornace. I tronchi sono stati coperti con delle semplici lamiere e il risultato estetico è alquanto orripilante. L’area è recintata e chiusa e l’accesso è consentito solo con visita guidata. La nostra guida, laureata in scienze naturali, è da 4 anni co.co.co, presso la Soprintendenza Archeologica dell’Umbria ma quest’anno spera di andare ad insegnare.
L’unicità di Dunarobba consiste nel fatto che le sequoie non sono pietrificate, come quelle degli Stati Uniti, bensì mummificate, ancora in posizione di vita. Infatti a toccarlo si capisce che è legno, liscio e poroso come legno vivo. Si riconoscono anche gli anelli di accrescimento delle piante che fanno risalire la loro età a tre milioni di anni fa.
E passeggiando tra questi tronchi sembra di fare un viaggio nel passato, alla preistoria, quando l’uomo ancora non c’era in questa terra che poi diventò l’Umbria.

mercoledì 6 settembre 2006

PAOLO CONTE ALL'ARENA FLEGREA


Ancora un concerto offerto gratuitamente dalla Provincia di Napoli.
Paolo Conte con i suoi bravissimi musicisti ci ha offerto alcuni tra i suoi piu' celebri brani, ancora migliorati dall'uso di una sapiente orchestrazione. E così abbiamo riascoltato uno splendido Boogie, Bartali (e i francesi che si incazzano), La giacca nuova, La casa cinese, Macaco, Via con me, It's wonderful, Genova per noi e sicuramente ne ho dimenticate altre. Sorryso' aiuto !!!!!
Tantissimi applausi calorosi come il pubblico dell'Arena sa fare e l'Avvocato ringraziava un poco commosso.
Le luci sul palco erano davvero uno schifo. Due fasci bianchi sparati su Conte lo hanno ridotto ad uno zombie ed in fotografia è venuto malissimo. Nessun divieto di fotografare ma bisognerebbe capire perchè tutti sparavano dei flash assurdi, che servivano solo ad illuminare bene la nuca degli spettatori davanti, visto che Conte stava parecchio lontano.
Sono riuscita a posare il mio augusto didietro su un cuscino del primo settore grazie a due signori che si sono un poco stretti (fatti piu' in là) mentre una signora davanti ha mantenuto occupati due posti fino alla fine del concerto, impedendo di sedersi a tutti quelli che ci provavano.
In compenso la mia vicina mi ha frustato la faccia diverse volte con i suoi lunghissimi capelli che ha continuato a tormentare finchè non ha preso il cell ed ha cominciato a scrivere un interminabile messaggio. Neanche un applauso si è degnata di fare, forse non ci voleva andare.

martedì 5 settembre 2006

CANONE DI PACHELBEL


In versione rock ad opera di un chitarrista asiatico.
Discutibile ma molto interessante. E' davvero molto bravo.


http://www.youtube.com/v/A5Sl8sZuT-U

SERVITO E FAI DA TE


Viaggio di ritorno dalla Tuscia. Ci abbiamo messo 6 ore, grazie ad una bischerata della D.M.
In pratica ha fatto il pieno di benzina alla nostra FO.FO turbodiesel (la Ford Focus), la quale non ha gradito ed ha avuto un piccolo mancamento. Per fortuna la D.M. ha ricordato in tempo, avevamo percorso solo 14 Km. E così abbiamo accostato in piazzola ed abbiamo atteso l'arrivo del carro attrezzi.
E' arrivato con tempismo ineccepibile (siamo soci ACI), ci hanno persino mandato un sms. E così la vostra Jenè ha fatto anche l'esperienza di salire a cassetta su un carro attrezzi. Ed ha subito perso la parola: il giovanotto con una mano teneva il cell con cui parlava e con l'altra scriveva appoggiando un registro di piatto sul volante, tutto in contemporanea. Non c'era una terza mano con cui tenere il volante per cui ogni tanto il mezzo sbandava un poco. Nel frattempo sui cartelli si leggeva che 28 erano stati i morti da gennaio sulla Roma-Napoli. Allegria!!!!
Miracolati due volte siamo stati sbarcati all'officina ACI di Colleferro dove un meccanico ci ha guardati con aria comprensiva e subito mi ha chiesto se ero stata io a fare il pieno.
Eh... passano gli anni ma le cose non cambiano, siamo sempre noi donne ad essere sospettate per prime. Quando ha saputo che era stato la D.M. ha detto che di casi così se ne verificano a decine, tutta colpa del fai da te. E nel frattempo ha montato una pompa che si è zucata tutto il contenuto del serbatoio: una cinquantina di litri tra diesel e benzina verde blended andati a puttane. Aggiungendoci anche il costo dell'operazione siamo ad un centinaio di euro e ci è andata pure di lusso perchè FO.FO. ha ripreso la marcia.
Una cosa è certa, con noi il "fai da te" ha chiuso. Da oggi in poi solo "servito".

TU E' MEGLIO CHE UAN


Sono appena rientrata a casa e subito un'amica mi ha informata delle ultime esilaranti novità
La "preside creativa" del G.B. Vico di cui già ci occupammo in questo blog per l'idea dei test a cui sottoporre ragazzini delle medie per accedere all'iscrizione alle sezioni di liceo Scientifico del Vico, ne ha fatta un'altra meritevole di citazione.
La dirigente scolastica aveva fatto istanza per rimanere in servizio fino a 70 anni, ma un recente decreto ministeriale ne ha escluso la possibilità, per cui è stata collocata in pensione per raggiunti limiti di età.
La preside non si è persa d'animo ed ha subito proposto ricorso al Tar.
Ora tutti sanno quanto siano intasati i Tar, che per avere una sentenza occorrono decenni. Beh, non in questo caso. Il Tar si è subito pronunciato per una sospensiva e la preside è tornata in servizio. L'unico problema è che nel frattempo un nuovo preside era già stato nominato e da oggi in pratica il G.B. Vico ha ben 2 (due) presidi. Vi immaginate quei poveri studenti?
Vedremo nei prossimi giorni come risolverà il Provveditorato.