SOLA ME NE VO PER LA CITTA' - 2
Oggi ho fatto un giretto nel centro storico. Di là sono andata a vedere la mostra nella stazione Museo del metrò. Lì si trovano i reperti che hanno ritrovato negli scavi per la metropolitana di piazza Municipio, piazza Nicola Amore e via Diaz.
Dovevo andare a Portalba per una commissione e dopo ho cominciato a gironzolare.
Ho visto finalmente aperte una serie di chiese, grazie alle scolaresche che vi erano portate come mandrie all’abbeveratoio. Ho visto così l’interno della chiesa del Purgatorio ad Arco e quello di San Paolo Maggiore.
Veramente l’intenzione era di andare a fotografare il Cristo velato del Sammartino nella Cappella di Sansevero, ma quelle carogne non facevano fotografare e il biglietto era pure salato. Ormai non si puo' fotografare piu' niente.
Pure nel Duomo non si puo’ fotografare, mi hanno inseguita due ceffi con la faccia da LSU e il cartellino appeso al collo, quindi niente foto, ma in compenso all’uscita mi sono fatta due risate.
C’era un matrimonio di paese, nel senso che tutti i partecipanti erano piuttosto tamarri.
I due sposi, giovanissimi, dell’apparente età di una ventina di anni, erano vestiti in un modo indescrivibile. Lei in una nuvola mauve, truccata con un fondotinta che pareva stucco, lui con un abito tutto attillato e la faccia truccata dello stesso colore di S.B.
Giuro, è la prima volta che vedo il fondotinta sulla faccia di uno sposo, ho guardato bene, non era lampada, era proprio pittura.
Ovviamente tutto il parentado era vestito allo stesso modo. Le signore in particolare meritavano.
Sul sagrato, in fondo alle scale, attendeva una Jaguar di colore rosso.
Ero talmente schifata che neanche una foto ho avuto il coraggio di fare.
C’è il plastico delle due barche di piazza Municipio, molto vasellame e c’è persino lo scheletro di un feto ritrovato in un’olla. Statue e capitelli di colonne e il modello di una barca.
Passando per via Foria, su un portone, c’erano un manifesto di lutto e un fiocco azzurro.
Breve considerazione sulla vita: per uno che parte c’è un altro che arriva.
La chiamano crescita zero.