EUTANASIA DELLA POESIA
Da 3 settimane Gianni Riotta su Io Donna, settimanale del sabato del Corriere, nella sua rubrica “L’aria che tira” parla di antologie e di testi analizzati in classe. Partecipano alla discussione con le loro e-mail studenti e docenti che illustrano il loro punto di vista sulla questione.
La domanda era se le antologie riescano o meno ad avviare i giovani alla lettura e ovviamente i pareri sono piuttosto discordanti.
L’eccessiva analisi dei testi, l’estrapolazione di termini semantici, la divisione in sequenze secondo uno studente distruggono il piacere di leggere mentre invece un docente sostiene che i brani tratti da autori famosi incuriosiscono i ragazzi e li inducono a continuare nella lettura del libro.
A sostegno di quanto dicono i lettori di Riotta, ricordo un lavoro fatto al liceo su questa poesia:
Il lampo
E cielo e terra si mostrò qual era:
la terra ansante, livida, in sussulto;
il cielo ingombro, tragico, disfatto:
bianca bianca nel tragico tumulto
una casa apparì sparì d'un tratto;
come un occhio, che, largo, esterrefatto,
s'aprì si chiuse, nella notte nera.
Giovanni Pascoli
Il compito consisteva nell’analizzare lo schema della lirica e creare delle tabelle sulle seguenti componenti:
Schema delle rime: ABCBCCA
Rilevamento delle posizioni degli ictus e delle cesure
Schema della mobilità delle cesure
Rilevazione delle figure retoriche
Individuazione delle componenti grammaticali
Costruzione del modello metrico-ritmico
Ancora oggi mi fa venire in mente un’autopsia fatta sul cadavere della poesia.
Mi chiedevo e ancora oggi mi chiedo: ma questa è ancora poesia?
Questa vivisezione non allontana gli studenti dal godimento della poesia?
Al liceo immaginavo Pascoli che scriveva di getto questa poesia, sembra così semplice, istintiva.
Dopo ho capito quanto lavoro ci stava dietro a quei versi, chissà quanti fogli ha strappato e quante correzioni prima di arrivare a questa stesura definitiva. E chissà se Pascoli ha pensato di mettere qui una sineddoche, là una metafora, al terzo verso una sinalefe, al primo un anacoluto e un ossimoro nel terzo.
Quegli esercizi forse sono serviti a questo, non certo ad apprezzare un componimento poetico, anzi sono serviti pure a togliermi dalla testa di scrivere io dei versi.
Sul blog di Tortora c’è un interessante dibattito sulla poesia, se essa esista ancora oggi o se abbia trovato nuove strade per esprimersi.
Forse anche la poesia come la bellezza è negli occhi di chi guarda?
Io che amo fotografare ho trovato poesia e bellezza nei tramonti infuocati dei cieli di Scozia. Trovo molto poetico anche quel mare di nuvole sullo sfondo azzurro che a volte incornicia il mio amato Vesuvio. Sì, è vero, le nuvole sempre diverse e i cieli colorati mi emozionano.
E quando lavoravo al Cardarelli andavo sempre a guardare un acero enorme e solitario in mezzo a pini e abeti, che in questo periodo esplode di colori nell’intera gamma di rosso, arancio e giallo.
O forse poesia è anche scrivere questo post sulla poesia mentre friggo melanzane per la parmigiana.
Forse oggi bisogna cercare la poesia sotto altre forme.
C’era una canzone di Cocciante, mi pare, che diceva così:
Poesia, poesia, sembra che non ci sia
poi ti svegli una notte e vorresti parlare con lui
tu dovresti spiegare e non sai cosa dire
che è finito l’amore
ma in fondo anche questo è poesia.