Nisida
domenica 21 agosto 2005
Quando vado in giro per hotel col mio portatile mi chiedo se gli albergatori lo sanno che esiste Internet. E se lo sanno allora ci odiano e vogliono renderci la vita difficile (riuscendoci), viste le difficoltà che mettono in atto se ci vogliamo collegare dalla camera. Alcuni hanno i centralini che non lo consentono, altri non permettono il collegamento a numeri verdi. E non parliamo del wireless che per ora è ancora un sogno, figuriamoci la banda larga.. Alla fine è rimasto il cellulare, ma è moscio come un bastimento di maruzze. Quindi non posso caricare foto e non mi apre la email.
Domani torno e così rinvio il problema alla prossima volta, sperando che nel frattempo mettano il wireless in tutta Italia, come hanno fatto a Roma a Villa Borghese (non so se funziona davvero, l’ho letto sul giornale).
Nel frattempo posso affermare con cognizione di causa che siamo serviti a qualcosa. Abbiamo dato un senso alla vita insignificante di tante zanzare. Ebbene, la caratteristica forma a buccia d’arancia che hanno preso le mie gambe non è cellulite, bensì una serie di ponfi a distanza ravvicinata, conseguenza delle visite notturne di nugoli di zanzaroni. E a nulla sono valsi gli svariati safari effettuati nella camera da letto.
Le vigliacche di giorno non si vedevano e colpivano solo a luce spenta.......
sabato 20 agosto 2005
Quest’anno sono cresciuti i funghi pleurotus persino nei sandali.
Nun ha levato mai acqua ‘a terra. Tutta a nuje ce l’avevano astipata.
Eccheccappero.
Singing in the rain, sempre sotto la pioggia con l’ombrello extralarge. Mi pare un malinconico autunno e invece è piena estate, accussì dice ‘o calendario.
La mia vicina di stanza sta dicendo le orazioni buddiste. Una specie di litania monocorde che avevo scambiato per il volo di un instancabile calabrone, quello di Rimsky Korsakov, avete presente?. Finalmente ho capito cos’era perché a colazione l’ho sentita dal tavolo a fianco parlare di buddità.
La tipa è italiana ma parla in inglese part time. Inserisce cioè nel discorso in italiano parole in inglese in un miscuglio absolutely casual. La melopea invece è in giapponese.
Io, che mi devono solo fare il nodo alla lingua, ho cominciato a parlare con la D.M. farcendo il mio eloquio di francese e inglese, mentre farcivo il cornetto con la marmellata di fragole, definendo la cascata delle Marmore very charmant. Dopo un po’ ridevano tutti, cameriere compreso. Pero’ la D.M. si è un poco vergognato perché mentre uscivamo mi ha detto: tu li cazzi tua mai eh?.
E’ vero, lo confesso, è una attività che mi riesce davvero difficile. Però la D.M. rideva sotto i baffi.
martedì 16 agosto 2005
E CHIOVE.....
praticamente da che siamo partiti nun s'è vista 'na lenza 'e sole. E adesso dall'odore mi accorgo che sta di nuovo piovendo.
E piove sui cigni alle fonti del Clitunno; piove sulle dolci colline umbre 'ca nun se vedono avvolte come sono dalla nuvolaglia nera. Persino la luna fa capuzzella con le nuvole e l'odor di terra bagnata arriva fino a qua.
Ieri una fiumana di acqua, fango e detriti ha invaso il bar e il ristorante sulla strada da Spoleto a Foligno facendo saltare anche la corrente e quindi niente caffè. In compenso non ci è mancata la dolce parlata napoletana. Una nutrita banda di ragazzume ha mostrato il suo saper fare luntano 'a Napule nun sanno sta' e la cosa ci ha costretti a mimetizzarci vergognosamente. E meno male che le targhe delle auto ormai non denunciano piu' la provenienza.
Analoga se non la stessa banda di ragazzume l'abbiamo incontrata oggi sulla Rocca Albomoziana e al Ponte delle Torri, dove si sono accampati presso il bar sbevazzando granite colorate.
E neanche mi meraviglio che mi è venuta voglia di tornarmene a lavorare.
Stateve 'bbuono!
venerdì 5 agosto 2005
QUESTO BLOG CHIUDE PER FERIE
E così è giunta anche per me l’ora dei saluti.
Appendo il cartello di ferie, il mouse al chiodo, aggiungo una canzone (se volete sentirla basta premere Play sul lettore) e via con pacchi e pacchettini verso le mie vacanze nomadi.
Il figlio è cresciuto e va ormai per conto suo, con una chiorma di amici a far gazzarra in una delle migliaia di isolacce greche, che a sentire Rapput sembrano tutte uguali.
Noi invece non sappiamo ancora dove andremo, forse dove ci porta FoFo, credo Spoleto e Perugia e il lago Trasimeno. Turismo tranquillo senza mare, ci riserveremo uno scampolo a settembre.
Poi per il resto decideremo giorno per giorno.
Messi in valigia una dotazione di pinocchietti, magliette technicolor e sandalacci fly flot , non concorreremo almeno per quest’anno al titolo di miss e mister Elegantia, ma chissenefrega.?
Si nun ve piace, nun ce ‘uardate !!!!
giovedì 4 agosto 2005
SEXUS ET POLITICA
E’ tornato in circolazione un vecchio disco del 1970 di Giorgio Gaber, credo sconosciuto ai piu’.
I testi sono di Virgilio Savona, chi si ricorda del Quartetto Cetra? Sexus et politica è una raccolta di canzoni su testi di autori latini di argomento relativo a problemi politico-sociali o filosofici, che appaiono oggi di una sconcertante attualità.
E’ stato riproposto nel 2003, dopo la morte di Gaber, con un cd doppio (il secondo contiene i grandi successi del primo Gaber). Probabilmente non si fidavano a rimettere in vendita solo Sexus et politica.
Leggere la track list di questo cd è come sfogliare il libro di versioni latine su cui abbiamo sudato al liceo.
E ricordano un po' le canzoni di Fabrizio de Andrè.
La pallida morte da Quinto Orazio Flacco
I magistrati da Gaius Titius
Corinna da Publio Ovidio Nasone
E’ già nostro nemico da Marco Porcio Catone
Prova a pesare Annibale da Decimo Giunio Giovenale
Non sanno da Sestio Properzio
Ragiona amico mio da Marco Aurelio Antonino
Dove andate? da Quinto Orazio Flacco
Donne credetemi da Publio Ovidio Nasone
Anche se sei compaesano di Ponzio e di Tritano da Gaio Lucilio
Il tavolo di avorio da Decimo Giunio Giovenale
E’ inutile piangere da Sestio Properzio
I testi si possono leggere qui.
Anche se sono delle pessime fotocopie e si devono ingrandire, vale la pena di leggerli.
In ascolto I magistrati, piacerà a Castelli e Berlusconi. E’ piu’ o meno cio’ che pensano di loro.
LA MIA ARANCIONA MECCANICA
Si puo’ amare una macchina? Un’automobile intendo. Io credo di sì.
Da ragazza avevo una Dyane, la mia prima macchina. Era di un incredibile colore arancione, l’unica a Napoli di sicuro. La si vedeva da lontano e se la parcheggiavo da qualche parte tutti sapevano che ero lì.
Ci andavo al mare con i nipotini e spesso andavo per le terre, nel senso che uscivo di strada.
Essendo abbastanza ampia, la usavamo per gli spostamenti delle truppe da una parte all’altra della città e avendo la capote apribile, ci stavamo anche in piedi.
Ricordo ancora la faccia sconvolta di un vigile urbano che ci vide uscire dall’auto sotto i suoi occhi: eravamo in dieci (rigorosamente magri).
Non ebbe il fegato di multarmi, in compenso lo riempimmo di sorrisi.
In discesa si metteva a beccheggiare finché una volta sbatté violentemente il muso in terra e lì rimase. Non ci fu verso di spostarla. Le Citroèn erano speciali, una volta inchiodatesi ci voleva solo il carro attrezzi per schiodarle.
Sui finestrini posteriori, sulla gomma, si era formato del muschio e una volta è cresciuto persino un filo d’erba.
L’ho tenuta per quasi dieci anni (era già usatissima) e due volte ha tentato di farmi fuori.
La prima volta sterzai rapidamente per evitare un idiota con camion e procedetti per 50 metri su due ruote e per altri 50 sulle altre due ruote. Roba da applausi. Volevano assumermi come stuntwoman.
La seconda volta fu peggio. Si schiattò la pompa dei freni in discesa e mi ha salvata la Madonna. Nel senso che sono andata a grattugiarmi a tutta velocità sul muro del marciapiedi nella curva di San Francesco a Via Aniello Falcone, alle spalle della grotta con la statua della madonnina pseudo Lourdes.
Deve essersi commossa la Madonna o forse si trovava al di sotto dello standard dei miracoli quel mese.
Resta il fatto che sto qua a raccontarla, ma ricordo di aver capito all'improvviso il significato della frase: avere le gambe che fanno giacomo giacomo.
La mia Dyane aveva un rumore così riconoscibile che sembrava un ruggito. Mio figlio piccolissimo quando la sentiva andava verso la finestra al grido di “maina mamma, maina mamma”.
Anche i gatti la riconoscevano dal rumore e quando imboccavo il viale erano tutti lì ad aspettarmi, seguendomi poi in una lunga fila. Quarantaquattro gatti in fila per sei col resto di due.
E quando la detti in permuta per una Opel Corsa, io e mio figlio piangevamo entrambi. Mi sembrava di aver venduto un parente.
Colonna sonora divertissment: Il volo del Calabrone di Nicolaj Rimsky Korsakov suonato dal sax di Ray Gelato in versione R&B.
martedì 2 agosto 2005
LA METEMPSICOSI DEL PROCIONE
E dopo averci provato due volte stavolta ci sono riuscita.
Ho messo il trasponder in lavatrice, assieme ai pantaloni del figlio.
L’altra volta era in un calzino e mi cadde sui piedi, salvandosi. La volta precedente in un jeans del figlio, senza piu' il cavallo (il jeans, intendo), che stava finendo nel cassonetto.
Ah già, dimenticavo, il trasponder sarebbe quella piastrina che comanda a distanza l’antifurto, altrimenti si fottono FoFo’ (la mia Ford Focus).
La D.M., appresa la notizia si è incazzato di brutto ed ha passato la mattinata a borbottare come la pentola dei fagioli..... Udivo vagamente qualcosa che somigliava a “tale madre, tale figlio”, ma potrei sbagliarmi.
Si è calmato solo quando ho minacciato di raccontare al figlio di come si fosse perso nelle campagne di Ischitella. E' una minaccia che funziona sempre.
Ora il trasponder giace sul tavolo ridotto in minuti pezzi, con i circuiti ad asciugare effetto morgue, sembra un’autopsia, ma dubito che funzionerà ancora.
Ne resta solo un altro, fino al prossimo bucato, suppongo.
Devo dire che in lavatrice io ho lavato di tutto. La cartamoneta soprattutto, le diecimila lire venivano come nuove. L’euro no, hanno ragione che fa schifo. Praticamente uguale uguale alla carta di identità (sì, ho lavato pure quella).
Poi ho lavato un lettore MP3, sempre nelle tasche del figlio, ancora in garanzia, che per fortuna (diciamo così) mi è stato riparato dalla ditta e la scheda interna ne è uscita indenne. Per vendetta hanno trattenuto in ostaggio il cavetto di connessione col pc e in pratica è inservibile lo stesso. Quel cavetto con un attacco USB che fanno solo loro, in commercio non c’è.
A saperlo che avevo un’indole da orsetto lavatore, io. Forse in un’altra vita ero un procione.
MUSICHE MIGRANTI AL MASCHIO ANGIOINO
suoni di terra ... echi dal mare
Ieri sera concerto sugli spalti del Maschio Angioino nell’ambito di Musiche Migranti.
C’era Lhasa de Sela, una cantante che vive in Canada, madre americana e padre messicano, semisconosciuta in Italia.
Canta e compone canzoni praticamente in tutte le lingue e, gentilissima, prima di cantare una canzone, ne leggeva il testo tradotto in italiano.
C’era molta gente, ambiente etnico, bancarelle e intellettuali annoiati del genere "vedi, cara" che girellavano con la birra in mano. C’erano anche alcuni neonati (sono stata investita da un passeggino guidato da un padre imbecille senza patente), che non sembravano gradire molto.
Ciononostante il concerto è stato davvero gradevole e i musicisti tutti molto bravi. In particolare la violoncellista Melanie Auclair, che suonava di tutto, anche una specie di scetavajasse.
La musica era accompagnata dagli stridii degli altoparlanti antistorni, collocati sulle torri del Maschio, che emettevano versi da “ciucciuvettola” e molti gabbiani ci volteggiavano sulla testa come avvoltoi, per nulla intimoriti dai rumori. Questi i suoni di terra. Gli echi dal mare invece erano significativamente rappresentati da un bouquet di aromi quali gasolio, kerosene, benzina, i cui effluvi non facevano rimpiangere gli idrocarburi policiclici aromatici di Coroglio.
E alla fine, saluti e ringraziamenti
lunedì 1 agosto 2005
SBATTI IL BLOGGER IN PRIMA PAGINA
E così anche noi abbiamo avuto gli onori della cronaca. Il Mattino, quotidiano di Napoli, si è occupato dei Neapolitan Bloggers e ci abbiamo guadagnato questo po' po' di articoletto:
Orgoglio napoletano a portata di mouse
Sono talmente tanti i blogger napoletani che sono nati due siti per metterli insieme e farli dialogare sulla città: Napolibloggers e Raduneapolis. E non a caso è proprio a Napoli che è nato il primo raduno italiano di blogger, organizzato l’anno scorso a Galassia Gutenberg, con blogparty finale, dove finalmente gli abitanti della blogosfera sono usciti tutti allo scoperto. E sempre a Napoli, è sorto, alla facoltà di Sociologia della Federico II, un vero e proprio osservatorio sul fenomeno.
«Don’t worry, be happy... non è colpa tua se non sei napoletano!» è il messaggio di benvenuto di Jeneregretterien (http://jeneregretterien.splinder.com), «template» con cartolina del golfo ad accogliere i visitatori. Ma chi sono i blogger napoletani? Qualcuno, come Robba, alias Roberta Jannuzzi, passata dalla parte della carta stampata con la partecipazione all’antologia di racconti Einaudi, La notte dei blogger, ha acquistato una certa visibilità. Altri, invece, proteggono il loro anonimato, più o meno rigorosamente.
E ce n’è per tutti i gusti. Innumerevoli i blog dedicati all’informazione, come quelli di Posillipino (http://perasperaadveritatem.splinder.com) e Bostik (http://giornalisticamente.splinder.com). Ma l’elenco sarebbe interminabile: tra i più linkati, «La cantina di Jaero» (http://jaero.splinder.com) e «Rapporto confidenziale» (http://rapportoconfidenziale.splinder.com) di Roquentin (con una sezione napoletana), Vulcanica (http://inchiostrorosa.splinder.com), Sorrysorry, (http://sorrysorry.splinder.com) Meriggio (ww.satura.splinder.com), Sahishin (http://nuralema.splinder.com) e via bloggando.
Ora i nostri contatori si dovrebbero impennare, ma conoscendo i miei polli, dubito fortemente che i lettori napoletani del Mattino (tranne quelli che un blog ce l'hanno) sappiano più o meno in maniera approssimativa, cosa sia un blog o un blogger.
Quindi, don't worry, vulca', non ci cagheranno nemmeno di striscio.
L'ULTIMO SALUTO
Se ne sono andati coperti dal tricolore, Sebastiano Conti, sua moglie Daniela Maiorana, suo fratello Giovanni Conti e la fidanzata di quest’ultimo, Rita Privitera. I funerali hanno avuto inizio alle 18 in punto sul sagrato della chiesa di San Giovanni Battista. A celebrarli il vescovo di Acireale Pio Vigo.
Nell'omelia l'arcivescovo ha auspicato «l'illuminazione delle menti di quanti sono alla ricerca di soluzioni pacifiche e non trovano la via del dialogo e del reciproco rispetto». «La violenza non può generare pace ma solo guerra», ha detto il monsignore che ha chiesto di «perdonare i mandanti di tante stragi e chi si presta alla realizzazione di tali progetti di morte: non sanno quello che fanno».
E basta con questo perdono, cazzo!!!! Io non dico che li farei saltare in aria uguale uguale, ma sinceramente 'sta storia del perdono mi fa perdere proprio i santi lumi.
Chi glielo dice ai due bambini rimasti orfani, che non ricorderanno neanche i volti dei genitori, che non torneranno piu'? Il monsignore così prodigo di perdoni?
Anche a Casarano ci sono stati i funerali di Daniela e Paola Bastianutti, le due sorelle salentine morte anche loro nell'attentato in Egitto. Durissima l'omelia del Vescovo, Domenico Caliandro, il quale ha detto «basta» alle uccisioni in nome di un dio, perché «di quale dio può essere la gloria che arriva dalla morte? Non un dio, ma Satana si ciba di questo». Almeno questo non ha parlato di perdoni, che Dio lo abbia in gloria.